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giovedì 9 gennaio 2014

FERMATE FIRMATE - Milano Metrò, Milano cadeaux.

Non sapendo cosa fare, il semper VOSTER Assessore Pierfrancesco "Pier" Maran questa volta ha pensato di mettere all'asta il nome delle fermate delle linee della Metropolitana Milanese. Avete capito bene, da quanto si apprende dalle pagine del Corriere, non si tratta di ricoprire di pubblicità le stazioni, ma di affiancare il nome delle stazioni a loghi/nomi di noti marchi (in cambio di soldi da spendere male, nda).

Mille volte meglio i Flash Mob per valorizzare la Metro

Chissà quale processo mentale ha portato alla super-idea per risolvere l'annoso problema del "fare cassa" per mantenere i mal gestiti servizi pubblici: - Ma certo, come ho fatto a non pensarci prima?! Tutti i Palazzetti dell Sport, molti stadi nel mondo e teatri si accompagnano al nome del loro sponsor! Mettiamo lo sponsor alle fermate della Metro! - e poi, disse felice il giovane Assessore alzando il telefono,  - Sì signorina, prenda nota di queste parole, le spiegherò poi: MULINO DORINO BIANCO, CENTRALE DEL LATTE FS, ZARA HOME, LOTTO DIADORA, GARIBALDI FU FERITO.... No, aspetti, quest'ultima la cancelli! Comunque sia, stia lì, potrebbe essere che abbia bisogno di Lei ancora più tardi, ora devo sentire il Sindaco..."

L'unica vera pubblicità che han bisogno le metro: BAAL CULO - LUCIFERO PUTTANA
Siamo solo noi a credere che sia patetico cercare di risolvere i problemi finanziari di una città importante come Milano in questa maniera? No perché, non solo rivendichiamo l'orgoglio di cittadini di non voler vedere sciupati i nomi dei luoghi dove siamo nati e cresciuti, ma vogliamo credere che la programmazione politica e la gestione della cosa pubblica sia qualcosa di più che questa meschinata. Anche perché non è che i soldi sembrino spesi bene. La mobilità della città di Milano, il trasporto pubblico, le pochissime piste ciclabili ed i servizi di BikeSharing e CarSharing versano in uno stato pietoso. Pochissimo si fa per rimettere a posto le strade, ci si devono mettere i comitati cittadini per salvare gli olmi di viali alberati, ecc..., ecc...



Ecco dunque che sorgono le vere domande:
  1. dove verranno messe pubblicità quando finiranno i soldi derivanti dalle fermate della Metro?
  2. quali sono le strategie di razionalizzazione delle risorse spese per i servizi pubblici?
  3. quando, invece di ridursi a fare queste figuracce, il Comune si rivolgerà a persone competenti, capaci di offrire soluzioni, invece che "super-idee" pensate in cinque minuti (che il tempo che resta lo dedichiamo al Camparino)?!  
  4. quand'è che Maran comincerà a lavorare? (se volete chiederglielo, questa è la mail)

lunedì 29 luglio 2013

FARE PIAZZA - Tristezza e ansia si incontrano a Palettopoli.

Via Mac Mahon incrocio Via Caracciolo, un lavoro vecchio di anni, che solo per quanto siamo inurbani documentiamo solo oggi: la copertura dei binari delle Ferrovie Nord con conseguente ampliamento della superficie calpestabile ad uso dei cittadini.


In concomitanza con i lavori che portarono al raddoppio dei binari nella tratta tra le stazioni delle FN Bullona e Bovisa, non si è infatti consumato il semplice scempio della palazzina liberty che ospitava la prima delle due stazioni appena citate, ma si decise anche di coprire i binari che passavano sotto l'incrocio citato all'apertura di questo articolo. Nel coprirli si è deciso di aumentare la superficie calpestabile, creando una specie di piccolo piazzale, con le seguenti caratteristiche:

  • Divisione del suddetto piazzale in tre spicchi di asfalto, due dei quali risultano poco più che uno scomposto allargarsi del marciapiede, il terzo invece decisamente più ampio.

  • Fioriere in cemento e mattoni rossi, tutte riarse e invase di rifiuti.
  • Nessun tipo di ombra o riparo che permetta anche solo di fermarvisi a leggere il giornale durante una breve passeggiata. E pensiamo sia agli anziani dei civici vicini all'incrocio, che ai dipendenti di Fastweb e AEM, tra le poche aziende presenti in zona e con sedi a 50 metri di distanza dalle aree che stiamo descrivendo.
  • Una selva di paletti di metallo in pieno stile Palettopoli, in maniera da confermare lo stile scelto per l'intera città. 



  • Unica testimonianza umana: una grata che permette l'accesso a non si sa cosa e che risulta presidiata da una scala a pioli assicurata a una balaustra con una catena da bicicletta. Il tutto per costruire una specie di orrenda scultura metafisica dotata di moltissimi spigoli acuminati e fatta di un materiale che arrugginisce facilmente. 
  • Una scritta di Ivan, poeta metropolitano, che forse vorrebbe decorare lo scempio ma fa venire da piangere: aforisma fuori luogo e tempo che vorrebbe insegnare qualcosa ma risuona invece come una presa per il culo. 



Aggiungiamo che l'edicolante, la cui edicola fu spostata dall'incrocio durante i lavori di copertura dei binari, si è rifiutato di tornare dove si trovava prima, e che il parcheggio affacciato al piazzale è felicissimo della presenza dei mitici paletti che dissuadono le macchine dall'invadere i metri quadri di asfalto disponibili per la sosta.

Chiediamo ai nostri amministratori di fare qualcosa (anche il gesto di far levare quella scala e quella balaustra sarebbe apprezzato), alla Guardia di Finanza di passare dal parcheggio e a Ivan di cambiare l'aforisma. Secondo noi ci starebbe bene un: "Un tempo qui, si guardavano i treni passare".

PS. Per gli hipster in lettura, lo sappiamo che il nostro aforisma è una mezza poverata, ma pure "Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo" non ci sembra sto granché. 

lunedì 17 giugno 2013

STAY URBAN #7 - Sereno A Milano 2013



I ragazzi del Circolo ARCI L’impegno di Milano, dopo le fatiche e i successi dell’edizione zero del 2012, bissano il proprio piccolo ma divertentissimo festival estivo Sereno a Milano.

Lo fanno, come l’anno scorso, al CAM Pecetta, che altro non è che un parco con alcune strutture polifunzionali in gestione al Comune di Milano, che per tre notti passerà nelle mani di un folto manipolo di eroi e volontari. Il tutto per offrire gratuitamente la musica di degli Amari e Sikitikis, di Paletti, dei Sad Side Project e di altri ancora.

Non ci sembra poco, visto il periodo che sta passando la nostra città e la difficoltà di offrire un intrattenimento all'altezza tra:
  • costi e burocrazia
  • incroci di veti di comitati di quartiere
  • ordinanze comunali
  • pregiudizi
  • idiozie
  • alberi da sradicare
  • campi rom da spostare non si sa bene dove e perché
  • altro.
La birra starà a pochi euro, il mojito raccontano sia il più buono di Milano, salamelle, falafel e altra piccola cucina. Il festival è raggiungibile con l'autobus 78, 90/91, o col tram 12. Oppure in bicicletta. Ma anche venendo in macchina non dovreste avere difficoltà a parcheggiare, vista la disponibilità di AMPI PARCHEGGI nelle vicinanze.

Qui la pagina del festival, e qui quella dell’edizione di quest’anno. Gli hashtag ufficiali su twitter sono #serenoamilano, #SAM2013 e #bellepecette, quest'ultimo a testimonianza che non mancherà materiale da rimorchio.

Oltre a tutto questo, possiamo garantire che noi ci saremo. Di sicuro.

martedì 11 giugno 2013

PROVVEDIMENTI - Lotta al gelato selvaggio

La giunta Pisapia comincia a fare retromarcia sull'ennesimo irragionevole provvedimento estivo di quelli alla sindaco sceriffo (che ricordano il poco rimpianto ex sindaco leghista di Treviso).

Il provvedimento sancisce, oltre agli orari di chiusura sempre più anticipati dei locali, anche il divieto di consumare fuori dagli esercizi commerciali dopo le 24. Se la cosa vi ricorda i provvedimenti kebappari di via Padova o per i pub e le birrerie, state sbagliando. Il provvedimento riguarda l'annoso gravissimo dramma delle gelaterie.

La giunta immobile su qualsiasi problema grave di Milano (mobilità, inquinamento, strade, verde, lotta alla criminalità organizzata, caro e carenza alloggi, crisi economica) si sveglia di notte, acchiappa il telefono rosso e delibera per risolvere il gravissimo, mai risolto problema delle gelaterie. Nello sproporzionato provvedimento è coinvolto naturalmente l'assessore alla sicurezza Marco Granelli che giustamente non può più tollerare gli hooligans che si affrontano a colpi di cono e panna montata per le strade e che abbandonano i superalcolici per darsi al pistacchio.

Pisapia, che si autodefinisce contro ogni evidenza 'di sinistra e liberale', vive fuori dalla realtà e cosa ancor più grave confonde vincoli e risorse. Per Pisapia la notte milanese è un incubo. Popolata di lupi e mostri deve essere in qualche modo fronteggiata. E i sogni del sindaco pullulano di catene, lucchetti, sceriffi e coprifuochi.

Pisapia non si è accorto che la vita notturna di Milano (discutibile per tanti versi), non solo è forse una delle poche attrattive che una città dall'aspetto sempre più periferico offre a eventuali turisti, ma compete alla grande con città ben più blasonate come Parigi, Londra e Barcellona.

Il sindaco sbaglia mille volte.
Sbaglia dal punto di vista economico: mettendo un tappo alle poche attività che generano profitto (anche al comune). Sbaglia a livello sociale: le persone che si divertono, schiamazzano e passeggiano non solo sono più serene, ma popolano le ore notturne aumentando la sicurezza di tutti. Sbaglia ancora nell'affrontare le cose al rovescio: se si creano 'assembramenti' (parole sue) di auto e persone davanti ai locali è forse il caso di facilitare la loro dispersione rendendo pedonali quelle vie (almeno la notte).
Se si è così preoccupati della folla in alcuni quartieri perché non si interviene per rendere migliori e più attraenti altri. Se si teme l'effetto ramblas perché si continua a costruire con un modello stile Shanghai.

A scuola, gli studenti non troppo dotati, svogliati o che proprio non ce la facevano, per tirare a campare sbirciavano dal foglio del compagno di banco. Insomma copiavano. Questo sindaco non riesce nemmeno a copiare. L'Europa offre modelli di sviluppo della città e soluzioni che fanno sbavare, ma Milano viene gestita come una frazione di campagna, con provvedimenti a brevissimo termine, fondati sulla reazione a pelle di persone impreparate.

venerdì 31 maggio 2013

PIAZZA OHM - Vittima dell'assessorato al Cattivo Gusto.

Milano è una città con un'indole artistica e dal pollice verde. La città del design e dell'architettura. In Europa sono in pochi a pensarlo veramente dopo averla vista. Ma non è mai troppo tardi per cambiare idea.

Piazza Ohm (periferia nella zona Barona) è stata sacrif..immolat..dedicata a questo scopo.
Ce lo spiega con parole sue l’assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture Bruno Simini: 'Si tratta di un’area compresa tra elementi storici di grande pregio, come via Morimondo, la chiesa di Santa Rita da Cascia e San Cristoforo, in cui dal nulla verrà inventato un giardino. Un esempio che contiene elementi imprescindibili per ogni riqualificazione: far nascere dal niente una serie di cose che Milano aspetta, come il verde, spazi vivibili per anziani, famiglie e bambini, piste ciclabili, luce, sosta per le auto'.

piazza ohm milano
L'assessore non solo è bravo ad 'inventare giardini' (solo per questa espressione dovrebbe dare le dimissioni) ma anche a spiegare in maniera approfondita dove risiede il pregio in Santa Rita da Cascia (quartiere famoso come dormitorio) e il rapporto di piazza Ohm con San Cristoforo che dista in linea d'aria più di un chilometro. Lui fa nascere dal niente le cose che Milano aspetta. E lui sa bene cosa Milano si aspetta (a parte le sue dimissioni). Il risultato lo potete vedere in foto. Lo descrivo a titolo didascalico e lo traduco dall'assessorese, lingua onirica e romantica ma poco realistica. Per la modica cifra di 3,5 milioni di euro (!!!) piazza Ohm, termine di un cavalcavia in dissesto totale con macchine che sfrecciano a 100 all'ora e mega incrocio con via Ponti, è stato piantumato con siepi a crescita lentissima (follia che vi può confermare qualsiasi giardiniere), decorato con una pista ciclabile di 200 metri che finisce nel nulla e data in mano (o in pasto) a qualche artista pazzo che ha eretto due atroci 'cose' (nessuno ha ancora dato loro un nome) pendenti con sotto delle panchine dello stesso colore, bianco (ottima scelta da abbinare allo smog).

Ora, ci chiediamo quanta parte dello stanziamento è servito ad erigere i mostri stile 'Guerra dei Mondi' e soprattutto chi decide. Chi stabilisce cosa è arte o cosa è bello? Chi si arroga il diritto di piantare delle trofie giganti (o degli spinelli prefabbricati), in una piazza davanti all'attonito disappunto dei cittadini? 
E soprattutto al caro assessore si dovrebbe chiedere: quale presunzione ti autorizza a erigere questa porcheria al posto di piantare due grandi alberi e rinfrescare un piazza avvilita dal traffico e dal caldo estivo. Immaginate la scena goffa di 2 nonni con bambini seduti sulle panchine bianche ingrigite col sole a picco cercando l'ombra delle 'cose' che come quella di un obelisco storto si sposta ogni minuto.

Questa è l'ennesima prova di ignoranza, cattivo gusto e impreparazione. Ci auguriamo non di dolo.

In questo articolo usiamo, ringraziando, le foto da urbanfile.org che ben descrivono lo scempio di denaro e di genio italico. Applausi, risa o lacrime, fate voi.

piazza ohm milano 20143


piazza ohm milano 20143
PS
Nella sua lirica, l'assessore, profondo conoscitore del quartiere e di Milano, ha omesso l'unica cosa da dire su questa zona. Questa è una parte di Milano ricca di storia. Storia industriale però. Solo gli ignoranti citano presunte bellezze artistiche (pescate a caso e fuoriluogo) e dimenticano le origini (degnissime) di un territorio.

Qui sorgeva la Richard Ginori, fabbrica di ceramiche di importanza strategica per la città e per l'Italia. Qualche decennio fa i capannoni che ancora affacciano su via Ludovico il Moro sono stati (giudicate voi) migliorati con dei palazzoni verdognoli. In via Watt, splendida via che l'assessore probabilmente ignora, c'è ancora l'asilo legato all'antica fabbrica, memoria degli ideali Umanitari e Socialisti della Milano inizio secolo. Molto vicina a piazza Ohm (da oggi descritta come quella 'coi cannoni') c'è anche la Fornace di via Cottolengo (ancora attiva) per ceramiche e terra cotta, con macchinari dei primi '900. Naturalmente sono cose in mano a privati cittadini e alla loro caparbietà. Cose che il comune ignora e non sovvenziona. Alcuni dei capannoni in foto non ci sono più da qualche giorno. La piazza 'rinasce' cancellando la storia industriale e facendo spazio a mediocri formicai che rimangono per lo più invenduti..

mercoledì 17 aprile 2013

SALVATE VIA MAC MAHON - Dalle "infrastrutture strategiche".

Poi, un giorno, scopri che non c'è limite al peggio. Ed ecco l'Assessore Pierfrancesco Maran decide di tagliare tutti gli alberi di via Mac Mahon a Milano per i problemi causati dalle radici alla linea tranviaria numero 12, definita dallo stesso "infrastruttura strategica per la città".
Per essere certi che sia la scelta migliore, poniamo le seguenti domande:
  1. Siamo sicuri che non vi siano altre soluzioni al disturbo creato dalle radici?
  2. Non è che l'unico criterio di scelta è stato il costo?
  3. Siamo sicuri che siano stati valutati adeguatamente gli impatti ambientali e paesaggistici?
  4. Come si pensa di restuire alla zona il beneficio apportato da una presenza alberata che rinfresca e attutisce il rumore di una delle vie più trafficate della zona?
  5. Visto che la struttura viale alberato-via tranviaria è molto diffusa in città, non è che poi si distruggeranno, tanto per citarne due a caso, anche Viale Monte Nero o Viale Certosa
Nell'attesa delle risposte, per non stare con le mani in mano, lanciamo il concorsone Trasformazione strategica di via Mac Mahon. Il gioco è semplice, basta scaricare la foto sottostante della via, progettare la propria visione del futuro di via Mac Mahon e inviarci il file alla mail inurbania@gmail.com, oppure via twitter o su facebook. Provvederemo ad inviare il tutto all'Assessore perché possa sottomettere ai grandi saggi la decisione finale.



lunedì 25 marzo 2013

MILANO E IL RUGBY - Degradare un nobile sport.


Oggi vi portiamo nel ridente quartiere di Lambrate, cuore pulsante del rugby milanese, dove le strutture offerte dal Comune di Milano per questo nobile sport non sono da querela, ma da impiccagione. Vi parliamo del peggiore dei due campi: il campo Crespi.

Cerchiamo su google "campo sportivo Crespi". La descrizione recita:  Immerso nel verde della zona Lambrate la struttura dispone di palestre e campi sportivi di varie discipline. Propone campi di pallacanestro, pallavolo e rugby (in erba naturale), nonché di tennis (terra rossa e sintetico) e calcio a 5.
Sembrerebbe non valga la pena lamentarsi: erba fresca e tanto spazio per gli appassionati degli sport più disparati, un centro sportivo multifunzionale in regola con le strutture del resto delle città d'Europa insomma. Poi però c'è la dura realtà e le foto a testimonianza.





Bello vero? D'estate la pietraia Carsica, d'inverno il pantano che ricorda tanto la campagna di Russia del caro vecchio Napoleone. Sul campo Crespi si allenano due società milanesi: la Union Milano e la Asr Milano (con "due società" si intende per davvero due società; dai più piccolini fino alle due seniores, entrambe in serie B).

Pensate che bello. Decidete di mandare i vostri figli a giocare, preparate con loro la prima borsa da gioco e, arrivati al campo, vi ritrovate davanti a un parcheggio in terra battuta o nella palude del sistema Dagobah con a fianco la ferrovia e alle spalle una struttura occupata in cui periodicamente bruciano copertoni, compagni scomodi e ciò che resta della marginalità degli anni '90. Per non parlare delle condizioni in cui i giocatori finiscono le partite: abrasioni in tutto il corpo, tagli che si riempiono con il colera del campo e infezioni che durano settimane (pensate che qualcuno è riuscito a prendersi pure la Toxoplasmosi).

Ultima chicca; il costo annuo di affitto, che ammonta a 20.000€ all'anno, con tanti "grazie" e "vi faremo sapere" di MilanoSport per quanto riguarda la risistemazione del campo d'allenamento. Avanti così ragazzi, tanto l'acqua ossigenata costa poco!

P.S. lo storico Giurati non è che stia molto meglio, al posto di assomigliare a un parcheggio ha l'aspetto di una risaia sommersa.

lunedì 18 marzo 2013

ASSAGO MILANOFIORI FORUM - Voeuja de laurà saltum ados.

Laura ti, patron, che mi no poss! Viene da rispondere ad Assago Milanofiori.

Al centro direzionale di MilanoFiori si vive l'aria pesante dei progetti mai realizzati fino in fondo: l'oasi di funzionalità lavorativa immersa nel verde, paradigma della migliore Italia del lavoro, quella targata PSI, si è trasformata in una cittadella, poco prosaica e molto operosa, da cui decine di migliaia di lavoratori dipendenti ad altissima specializzazione, dal lunedì al venerdì, con orari stabilissimi, vanno e vengono, saranno ormai 30 anni.

Potremmo raccontarvi che in tutta MilanoFiori non ci sia la raccolta differenziata, oppure far notare che metà dei palazzi sia su terreno del comune di Assago, e l'altra metà su quello di Rozzano, nell'intenzione mal dissimulata di dividersi oneri (urbanistici) e onori (tasse), oppure che i bar continuano imperterriti a battere pochissimi scontrini mentre la GdF cerca altrove i grandi evasori.


Potremmo, e forse lo faremo, ma oggi vogliamo scrivere del capolinea della Metropolitana Milanese, Linea 2, che volge a mezzogiorno: Assago Milanofiori Forum.


Ci abbiamo messo così tanto a scrivere questo articolo perché non sapevamo da dove cominciare. Ora però lo sappiamo.




La saracinesca all'imbocco delle scale che portano alla famosissima passerella, rotta. La sorte vuole che questa foto sia stata scattata un lunedì mattina. 

Welcome to Assago, qui la settima inizia così come continuerà: piegati a novanta.


E in effetti, c'è qualcosa di perfettamente progettuale in questa stazione della metropolitana: essa è perfettamente omogenea al Centro Direzionale in cui si inserisce. Nell'architettura brutalista e nelle dimensioni mostruose, questa specie di hangar lato autostrada ci ricorda la sproporzione tutta italiana tra il lavorare (male) per far funzionare qualcosa e il lavorare per offrire un posto dove lamentarsi del fatto che si lavora male.

Insomma. Assago Milanofiori Forum è la chiacchiera da bar che vince sulle lauree dei dipendenti delle multinazionali, è l'assessorato regalato alla zia dell'amica della sorella di una che è sposata con uno stronzo, è la promessa mai mantenuta, è la responsabilità che nessuno s'è mai preso.

E io, che ogni giorno, ormai da anni, mi incazzo come una iena per queste cose, ora voglio solo elencare alcune delle caratteristiche che fanno di questa stazione il posto che odio di più al mondo.

  • Costo del biglietto. Parto da questo perché è folle che raggiungere Assago costi 2.55€. Avete capito bene: dueeuroecinquantacinque. Il tutto perché siamo fuori Milano! Peccato però che quando hanno costruito il Centro Direzionale, l'hanno chiamato Milanofiori, come a rendere noto che si trattasse di Milano, e non di un altro posto dell'hinterland.

  • Disegno dei percorsi interni e esterni della stazione. Un architetto, che evidentemente non ha mai utilizzato i mezzi in vita propria, ha disegnato dei percorsi che obbligano l'utenza a passare attraverso non meno di due colli di bottiglia nel tentare di uscire dalla stazione, e questo dopo aver attraversato Milano in treni fatiscenti e pieni di gente. 


  • Atteggiamento ridicolo dell'ATM. Lo chiamo ridicolo nel senso che è meglio riderci sopra: il mondo intero sa che se, nell'utilizzo di una qualsiasi cosa, si trovano delle scorciatoie, dei facili miglioramenti, dei consigli da recepire, la cosa migliore è perlappunto recepirli in toto. ATM fa il contrario: blinda con guardie private le porte di sicurezza che i lavoratori la mattina aprono per non dover fare due inutili rampe di scale, scatena campagne del terrore a mezzo stampa, dando degli scrocconi ai propri utenti più affezionati e redditizi (vedi al punto Costo del biglietto e considerasi il fatto che i lavoratori di Assago hanno tutti l'abbonamento in tasca), ritarda all'infinito i lavori attorno alla stazione, così da umiliare noi moderni Fantozzi che ogni giorno dobbiamo realizzare che lavoriamo in un posto di merda.


  • Ma il bello è nei dettagli. In stazione ad Assago non è possibile acquistare titoli urbani, né dalle macchinette, né allo sportello ATM, questo perché siamo fuori dalla tratta urbana, esattamente come se in stazione Centrale non fosse possibile comprare un biglietto per Roma-Firenze. E poi, se c'è un concerto, potete star certi di trovare i controllori che verificano i biglietti di chi sta venendo al Forum, e a pochi metri i bagarini indisturbati a trasformare la passerella nell'area del proprio peggior mercanteggiamento.


Non ci si dica che non siamo propositivi, perché noi una proposta l'abbiamo: Assago Milanofiori Forum all'interno della tratta urbana, i costi in più (se ci sono) li sostengano in primis il Centro Commerciale, dopodiché le aziende e poi il forum. E soprattutto sia il Comune di Milano a intervenire se crede di dover difendere i propri lavoratori dipendenti specializzati.

Oltre a questo si potrebbe pensare a dei tornelli d'uscita e di entrata al livello della banchina del treno, e tutti sono più contenti.

Se credete, eh.

martedì 12 marzo 2013

CAPITOZZARE - Lo styling del verde a Milano

Ok, ok, gli inglesi sono da tempo maestri nella cura del verde. Da sempre impongono la loro tradizionale maestria e i fatti danno loro ragione. Il verde metropolitano londinese lascia stupefatti. Ma attenzione, oggi, forse e finalmente siamo al giro di boa. Se il clima non ci aiuta e forse nemmeno l'esperienza secolare, senza dubbio lo stile e il genio abitano qui da noi. Specie a Milano.

Per questo da un po' di anni a questa parte nella nostra capitale del design non si tagliano più i rami deboli o in eccesso, non si rivitalizzano più gli alberi con delicati interventi. Da noi si fa styling, si capitozza.

Se non siete pratici del settore, nel giardinaggio la capitozzatura sta alla potatura come in medicina l'amputazione sta alla cura dell'unghia incarnita.

Ma se l'amputazione è un rimedio estremo e inderogabile, lo scempio degli alberi milanesi non è né obbligato né salutare.

Dopo anni di maltrattamento delle piante e di risultato estetico raccapricciante, finalmente qualcuno è insorto. Botanici, esperti del settore e cittadini, stufi di guardare dalla finestra enormi bastoncini di liquirizia con 4 foglie, si sono finalmente impuntati.

Il trattamento che annualmente si esegue a Milano non prevede la sacrosanta eliminazione di rami in eccesso (che possono staccarsi in caso di vento), che eccedono la sagoma dell'albero o che crescono troppo in basso. La manutenzione del verde richiederebbe inspiegabilmente di recidere tutti i rami salvo quelli principali. Il risultato: una sequela di enormi e sproporzionati strumenti da rabdomante in fila sui nostri marciapiedi. Eppure anche al cittadino più disattento non può sfuggire l'insolita conformazione degli alberi, con i rami più alti spessi come il tronco e una chioma che non proietta più ombra al suolo.
La natura prevede che le piante si sviluppino proporzionalmente in altezza. Rami più grandi sotto, rametti più sottili alle estremità e in alto, generando la classica forma ad albero, appunto.

Capitozzare in questo modo significa: ridurre il volume di foglie (e di ombra), portare sempre più in alto giganteschi rami che sfidano le leggi di Newton, alterare l'equilibrio della pianta con masse sospese del tutto innaturali, aumentare esponenzialmente il danno che una rottura può produrre sullo spazio circostante (ad esempio la testa di un passante).

martedì 29 gennaio 2013

BRAND MIALNO - Dai che non se ne accorge nessuno che è sbagliato.


Qualche tempo fa, non so in quale rimbalzo di link tra un social network e l'altro, mi capitò di leggere del lancio dei prodotti a marchio Milano. Addirittura qualcuno si spingeva a parlare del lancio del brand Milano, altri ancora collegavano gli auguri di Natale e di buon anno a questa presunta innovazione in città.

Dico presunta, e faccio della facile ironia, perché quei prodotti esistono da anni. Non saprei dire quanto, ma di sicuro mi ricordo un amico greco che, passando qualche anno fa per un solo pomeriggio a Milano, capitò con me in Duomo e volle entrare in uno store approntato all'interno di un container. Lo stesso non sembrò molto convinto dei gadget in vendita, e alla fine riuscii a convincerlo all'acquisto di una (sovrapprezzata?) pipa da Noli, in Galleria Vittorio Emanuele.

Beh, intanto è bene cogliere l'occasione per far notare che il rilancio del brand sia coinciso con un paio di delibere riguardanti le linee guida d'utilizzo e sfruttamento del marchio da parte dei concessionari, e dunque con un atto formale di una giunta che si preoccupa di stipulare contratti commerciali, dopodiché si può anche fare della sana critica populista-ma-non-troppo.

A questo proposito vi segnaliamo lo store ufficiale dei prodotti brandizzati Milano (mentre scriviamo quest'articolo il sito è in manutenzione), e prendiamo qualche oggetto di gran gusto per ringraziare il nostro Comune.

La cover per Iphone con lettering incomprensibile, che sembra ci sia scritto MINALO.




I prodotti alimentari di altre parti d'Italia, tra questi: boeri, gianduiotti e cremini in diverse confezioni, tutte accomunate dall'essere stupende.





Si voglia poi notare che gran parte del merchandising è uguale a quello che il sottoscritto vide in vendita con l'amico di Atene, e si voglia chiedere al nostro assessore Pier Francesco Maran: dove sono prodotti questi splendidi oggetti?



Chiudiamo con un saluto vero ai lavoratori di tutto il mondo, e una nota ai turisti che vengono a Milano in visita: le espadrillas non sono un prodotto milanese, così come le Tod's.

giovedì 20 dicembre 2012

LA NORMALITA' ITALIOTA - Il semaforo dei Flintstones.

Di solito mi compiaccio davanti a esempi di riuso e riciclaggio. Quando però il design dell'arrangiarsi è chiaro segno di strafottenza e provocatorio atto d'indecenza provo solo rabbia e sconcerto.

Ecco a voi il semaforo dei Flintstones. Dondolantemente sostenuto da resti di pavè e cemento in decomposizione ingabbiati in una piattaforma da vigile ormai inscheletrita. A condire il tutto spago e fil di ferro a profusione come fosse un pacco regalo. E sputo dei passanti, sempre più invogliati dalle istituzioni a tenere un atteggiamento civile.

Per la cronaca il semaforo in questione è lì da 10 anni o più. Anche quando per legge europea sono state cambiate le lampade non si è proceduto a una sistemazione.

A contorno, in subordine ma non troppo, la desertificazione delle aree verdi: vittime di calpestio, foglie morte mai rastrellate e deficit permanente di innaffiatura..come faranno all'estero ad avere quel verde là...misteri...

LA CABINA DELL'ORRORE - Proprio quando lasci a casa l'iphone.


Le immagini parlano da sole. Giustificazioni per questo degrado non hanno molto senso. Forse le uniche ma improbabili sono il mantenimento del luogo del delitto in attesa di un pigrissimo magistrato o l'installazione di un artista molto, molto decadente.
Intressante invece è capire perché questa cabina sia ancora incredibilmente in piedi.

Tre le risposte. La prima: la cabina Telecom ex Sip ex, Stipel è un prodigio di resistenza meccanica. Reggerà in eterno fino all'ultimo bullone. La seconda: quando un oggetto è troppo degradato invita alla pietà e non all'accanimento di ultrà e teppisti che viceversa l'avrebbero asfaltata. La terza, la più importante, è che esiste un contratto di mantenimento di una certa quota di cabine telefoniche per non perdere la gestione dello spazio (demanio) su cui sono ubicate.

Significa che presidiando la parte di area calpestabile con cabine più o meno decenti e funzionanti, il gestore può eventualmente usare in futuro quello spazio per altre, future installazioni e/o servizi. In poche parole questo accrocchio è una roccaforte, parte di uno scenario alla 'Deserto dei Tartari'. Nel frattempo però il teatro urbano ne risente, come un marciapiede risente di una permanente deziezione canina.

PS
Inutile dire che quel che resta dell'apparecchio telefonico non funziona.
Però, come ogni oggetto abbandonato, anche questo ha una pratica funzione sostitutiva: orinatoio notturno.

mercoledì 25 luglio 2012

FIERA DI SINIGALLIA - Quando la Municipale s'incazza.

Vi sarà capitato almeno una volta di fare un salto alla celebre Fiera di Sinigallia (erroneamente detta Senigaglia) e di notare che non tutti gli espositori sono esattamente 'autorizzati' alla vendita. Quelli ufficiali hanno un furgone, l'ombrellone, merce esposta ordinatamente e pagano un canone di locazione. Altri, venditori di merce raccattata qua e là tra spazzatura e raccolta di abiti smessi, sono invece abusivi. Poi ci sono i venditori di bici rubate che appartengono ad alla categoria 'criminali in libertà'.

I primi, venditori con licenza, traggono un vero profitto dall'attività e nella maggior parte dei casi fanno gli ambulanti di mestiere o hanno un'attività parallela (negozi, e-shop..) nel resto della settimana. I secondi stentano a guadagnare pochi miseri spiccioli da un'attività ultra residuale. E' triste dirlo ma stanno alla nostra società come i decompositori alla catena alimentare. Difficilmente offrono qualcosa di interessante e spesso chi compra la loro mercanzia non può permettersi altro. L'ultima categoria, i marcioni che ti fanno la bici, li lasciamo da parte. Contro questi ultimi il comune non ha mai preso provvedimenti seri: i vigili urbani non cercano rogne con chi può creare guai.

Ultimamente gli abusivi e razziatori di mezzi ecologici si sono allargati facendo propria una zona limitrofa allo spazio espositivo.
La Municipale ha quindi pensato di tirare fuori i muscoli e, sapendo che ad ogni milanese si è visto sottrarre almeno una volta la bici, hanno cacciato via i soli straccivendoli. Il metodo di rappresaglia delle forze dell'ordine non ammette repliche (vedi foto). Centinaia di metri nastro contro la barbarie e lo squallore. Una sorta di mega zona del delitto. Un intruglio di plasticume partorito dal cervello di una scimmia con lo scopo di..eliminare il problema abusivi (direte voi)? No, con lo scopo di produrre il risultato della foto qui sotto. Tutti gli abusivi spostati nel vicino parco a circa 100 m di distanza.


Bilancio dell'operazione Municipale contro Straccivendoli:
Problema non risolto (ammesso che sia un problema degno di essere affrontato e che possa essere mai risolto).
Raddoppio delle forze dell'ordine impiegate.
Metri di plastica ad aggiungere inutile squallore.
Un parco occupato per tutto il sabato e parzialmente inagibile a bambini, giovani e famiglie.
Ennesima conferma della mancata volontà di dare un colpetto (anche piccolo) ai ladri di bici.
Non ultimo, l'evidente incapacità del comune di cogliere i problemi prioritari della città e di intervenire sul 'niente' peggiorando oltretutto la situazione.

Proprio vero che quando la Municipale si incazza i risultati non si fanno attendere.

venerdì 22 giugno 2012

POLLICE NERO - Impazza l'aiuola terminale.

Milano è una città dove quella per il verde è da tempo una guerra persa. La propaganda degli innumerevoli alberi piantati si fa gioco dei cittadini, tacendo quanti ne sono stati abbattuti e che percentuale di Parco Agricolo Sud viene mangiato dalla speculazione edilizia ogni anno, (tanto che ormai si possono trovare i cartelli che limitano quest'area protetta tra palazzi e centri commerciali.)
Detto questo però non si può negare che il comune a quel poco di verde rimasto ci tiene.
O meglio, ha il braccino corto quando si tratta del verde dei parchi ed ha le tasche bucate quando si tra tratta di onerosissimi brillanti ritocchini.

E' il caso delle aiuole che spuntano in questi ultimi mesi negli spartitraffico, nelle piazze e nei giardini. Si potrebbe dire che l'estate vive di colori e che i fiori portano allegria. Si potrebbe, specie se fossimo sul lungo mare di Alassio. La verità è che le aiuole sono verde a perdere. Resistono normalmente un paio di mesi. Piantate a fine giugno resistono 4 giorni. E' per questo che in Europa, contesto al quale apparteniamo solo geograficamente, le aiuole fiorite sono esibizioni esclusive per luoghi protetti e spazi adatti, dove un giardiniere le cura insieme ad altre piante preziose.

Nella foto (non è un dipinto di Munch) ecco le piante dopo 3 giorni. Siamo in P.zza del Rosaio/via Solari (ma i casi in città sono centinaia). Si può notare con quanta misteriosa fretta viene allestito lo spettrale spettacolo 'L'Aiuola Terminale', mentre nulla si è ancora fatto per il verde circostante (si noti la biada pronta per l'autocombustione). Quei bei fiorellini già morti ad altezza tubo di scappamento dureranno al più una settimana. Ma la loro vita complessiva sarà di almeno due. Perché c'è voluta una settimana per farle nascere. Uno staff di 5 giardinieri con camioncino e attrezzatura, un'autobotte per la prima annaffiatura. Per un totale di 4 giorni di lavoro per tutta la piazza. Seguono, a breve, un paio di interventi di rianimazione e trapianto. Altro furgone che porta nuove piante, in modo che i 4 abitanti di Milano ad agosto possano godere appieno dei profumati petali coperti da polveri sottili. Infine il rito funebre: rimozione delle salme e terra arida pronta per un inverno di calpestio, piccioni, sporcizia e fragranti, queste sì, cacche di cane.

La domanda che sorge spontanea è: perché non piantare una siepe o un arbusto che cresce da solo e non muore nemmeno dopo un attentato nucleare? Sarà mica - e qui avanzo l'ipotesi (e per salvarmi già la nego) che a tutti balena in testa - che questa marea di soldi buttati nel cesso per creare degrado e miseria sono una regalia al racket del verde, che come l'edilizia pare essere nelle mani di alcuni intoccabili fornitori?

PS: tra l'altro è sin troppo facile ricordare quanto siepi ed alberi siano un'arma naturale contro l'inquinamento. Acchiappano anidride carbonica, si tengono il carbonio e restituiscono ossigeno.

mercoledì 16 maggio 2012

M5 - Quel non so che di Sofia nel 70.

Cari appasssionati, accaniti lettori.
Un po' di mistero, insegnano, è uno stratagemma accattivante per introdurre un nuovo argomento. E i quiz portano sempre il buon umore. Ma questo NO.

Provate comunque a indovinare quale foto ritrae la nuova stazione della metropolitana milanese, l'avveniristica M5?

Purtroppo avete indovinato ma io farò finta di niente. Ciò renderà meno noioso questo breve articolo e forse la mia gastrite non si trasformerà in ulcera.

Sarà forse la stazione razionale ed elegante dove già da lontano si legge il nome della fermata? Sarà forse quella in cui da un secolo domina un allegro e raffinato logotipo stencil? Magari quella dove intuisci facilmente le connessioni con altri mezzi? O quella dove una bella ragazza entra di slancio?

No. Purtroppo sappiamo bene che la nuova M5 quando emerge (ahimè) dal sottosuolo si presenta come l'opera sciagurata di un artista dilettante ipovedente della foto più in basso.

Prego ossrvare la piacevole saracinesca che aspetta solo di essere decorata con un gigantesco 'W la figa' a spray e l'originale trapezio a mo' vivandiera viola (del pane avariato) per arrotolare l'indispensabile blindatura medievale. Si noti che eventuali nani ninja, gatti randagi e alcolisti acrobatici possono infilarsi facilmente attraverso la M o dopo il 5 della scritta M5, anch'essa color melanzana acerba.

Se per il momento vi sembra comunque una struttura tutto sommato innocua, considerate quella bellissima pista di lancio per skaters fatta di bei profilati verdi tipo panchina di un mister di C2. Verrà utile (come si dice da noi) anche per arrampicate di bimbi sfuggiti a genitori intenti a decifrare il corpo 8 del nome della stazione.

Sappiamo tutti che solo uno sciame di meteoriti potrà cancellare questa bestemmia architettonica. Ma questo probabilmente non accadrà. In tutto il mondo a mafia, pennichella e bunga-bunga dovranno aggiungere anche M5 per avvilirci di sacrosanti luoghi comuni.

Vi lascio con un dubbio che mi attanaglia: l'autore del nuovo obiettivo per vandali 'M5' è solo un daltonico provocatore o rimpiange la fashion identity di Joker?

PS: anche la linea 2 ha creato dei mostri. Guardate qui: in questo spiacevole articoletto del Giorno sulla qualità della vita nell'hinterland vi è una significativa foto di Fukush..ehm..della stazione di Assago, capolavoro trash tra le auto in doppia fila che ha sapientemente sostituito la tipica pensilina della metrò di superficie con lo chalet di Polifemo (..un impegno che contribuirà a elevare la qualità della vita dei cittadini e che, in vista di Expo Milano 2015, aumenterà l'attrattività della città di Milano).T

martedì 15 maggio 2012

M^C^O - Chi sta con chi.


La prima fase di M^C^O termina questa mattina, e la cronaca di uno sgombero annunciato è fin troppo chiara per dover essere commentata o descritta nuovamente. Rimane la testimonianza di una sinistra milanese allo sbando e di istituzioni che non sono all'altezza dei propri compiti.

Abbiamo visto consiglieri comunali cambiare diverse volte idea, che se uno legge i loro post sembra che ci abbiano ragionato, ma poi a ben vedere si capisce che prendono ordini dai loro capogruppo. C'è un sindaco, il quale (è giusto ricordarlo) aveva la fidanzata con casa a prezzo calmierato fornita dall'ex sindaco Pillitteri, che parla della necessità di legalità nell'utilizzo degli spazi. Ci sono tanti ragazzi che vedono un sogno infranto, ma andranno avanti lo stesso, senza piste ciclabili e metropolitane il mercoledì notte.

La legge è vostra, e va bene. La Torre Galfa è di Ligresti, e va bene. Il Sindaco non è il Questore, e una rondine non fa primavera.

Il futuro però, è nostro. E anche Milano.


Continuate a permettere agli spacciatori di cocaina l'occupazione di Corso di Como, e ai proprietari di SUV l'occupazione delle seconde file  in via Buonarroti. Continuate anche a permettere gli scempi, legali e illegali, che sono sotto gli occhi di tutti e in questo blog solo parzialmente ed estemporaneamente riportati.

Continuate così, avete tutto l'appoggio di non si capisce bene chi.

giovedì 10 maggio 2012

GANCIO AL VOLTO DA KO - Voglia di impiccarsi a piazzale Loreto.

Chi ha progettato questo scatolotto-pensilina spero sia ripassato/a a vedere il risultato del proprio lavoro. Qualsiasi sia stato l'impegno e l'onere in senso assoluto è certo che il costo per la cittadinanza sia infinito, quanto la bruttezza di questo scempio che chiunque provenga da via Porpora immettendosi nella rotonda di piazzale Loreto si troverà di fronte. Senza scampo.
Che ruolo abbiano quei tuboni in materiale mettallico lucente non è chiaro. Forse servono per le utenze, da tenere all'esterno del prezioso gabbiotto (vuoto, polveroso e usato come bacheca per annuncio di vendita/fitto box.). Sarebbe questa una grande citazione, con la differenza che al Centre Pompidou lo spazio che si riesce a recuperare spostando le utenze è molto e ha uno scopo nobile, qui invece la struttura vera (un parcheggio) è nascosta nel sottosuolo e il gabbiotto, appunto vuoto, polveroso e usato come bacheca per annuncio di vendita/fitto box. Ma rimane il dubbio (leggittimo) che i tubi siano addirittura un "di più" estetico, data la scelta del materiale.
SPIEGONE PER IL PROGETTISTA: se usi un materiale con poca resistenza, tipo queste lastre lucide, gli dai forma cilindrica, con diametro di 40cm ed altezza due-metri-e-qualcosa da terra, le metti in batterie da 4 e le piazzi in una zona non troppo ben frequentata è un attimo che passi un gruppo di ragazzini col testosterone a livelli atomici e provi l'ultimo esercizio imparato al corso di Thai Boxe (nobilissima arte).

E di colpo pensi alla Buonanima...ché penzolando a testa in giù magari risulterebbe meglio!

lunedì 7 maggio 2012

STAY URBAN #2 - Smart parking.

L'irragionevole bruttezza e il sacrificio di alberi, verde e spazi pubblici ci hanno abituati a pensare che un parcheggio interrato debba essere obbligatoriamente una emerita schifezza (come quello di piazza Gramsci per esempio). E invece no.
Quello all'incrocio tra via Pallavicino e via Rossetti è la testimonianza di un progetto intelligente.
Attenzione però, in Italia un buon risultato non può che essere un parto lungo e doloroso. Normalmente una qualsiasi opera (potremmo dire pubblica ma questi parcheggi non sono pubblici, sono box) deve partire con un imbroglio o con un sacrificio imposto ai cittadini. Inizialmente l'idea fu di molestare tutti gli abitanti della zona per dare vantaggio alla sola impresa costruttrice.

Con l'avvallo del comune la prima mossa geniale fu di piazzarlo proprio sotto al parco di via Pallavicino (zona blu della foto). Tantissime le proteste ed anche l'occupazione del suolo da parte di pochi ma determinati cittadini in contrapposizione alla falsa idea di progresso che, tra tutte le opzioni, sceglie sempre quella che massimizza il profitto.

In poche parole dopo lunghi mesi di lotta si preferì l'unica soluzione ragionevole se non addirittura banale: il posto giusto per la rimessa delle auto che circolano sulla carreggiata è la strada stessa..ma sotto (zona gialla nella foto, cliccate per ingrandire).

Nelle foto: mezzeria della strada con prese d'aria per arezione, l'apertura sull'esterno e un primo piano su un dettaglio architettonico: un parcheggio può anche non essere brutto bensì valorizzare il territorio.

PS: si noti come a dispetto di un buon risultato, successivamente qualche tenace fan dello stile Famagosta ha pensato bene di dipingere delle belle righe celesti, stile casello autostradale. Gli ottusi hanno sempre bisogno di ridurre e semplificare tracciando linee e barriere per ordinare la complessità dello spazio. Almeno un writer scrive storto.



martedì 1 maggio 2012

SPRECO CUBE - Palettopoli.

Talvolta è si devono mettere dei paletti.
Non è solo una metafora linguistica. A volte è necessario proteggere un'area per evitare situazioni rischiose, scoraggiare il parcheggio, proteggere la visuale di un incrocio. Ma questa foto (cliccate per ingrandire) indica che bisogna mettere dei paletti ai paletti. Il dubbio: davanti a tanta tracotante inutilità (ed esborso economico), non ci sarebbero gli estremi per una denuncia di dilapidazione di risorse pubbliche?

Tra l'altro via Elba è un buon esempio di sperimentazione per la sicurezza stradale, con catarifrangenti, rotonde francesi, strisce pedonali illuminate. Ma l'impegno ad avere strade 'europee' viene ridotto a buffonata perché qualcuno c'ha abbondantemente inzuppato il pane (42 paletti inox!)

lunedì 16 aprile 2012

GRUNG - C'è modo e modo di recuperare.


Vi siete mai chiesti dove son finite la mattonelle di pavé rimosse e soppiantate dall'asfalto (giusto per togliere ancora un po' d'identità milanese alla città)? In questa foto una risposta parziale. Ecco la panchina wafer cemento e pavé. La descrizione potrebbe anche ingolosire: una panchina povera che riusa un materiale nobile (la pietra), lo unisce ad un materiale puramente funzionale (il cemento) e riscopre in chiave nuova la tradizione. Bene, tra il dire e il fare.. Prima di tutto la collocazione. L'identità di un oggetto è valorizzata dal luogo in cui lo si colloca. Via Palmanova (estrema periferia est di Milano) ha un'identità diversa, peculiare, recente. Lì quella panchina non c'entra nulla.

Una vocina mi dice che chi le ha messe lì ha pensato di rifilare la sola alla solita periferia del boom economico. Da notare che mattonelle e cemento sono stratificate a guadagnare l'altezza necessaria a sedersi, nulla più. Un po' come dire: dove sistemiamo questi avanzi di strada?

Risultato: un pezzo pregevole di storia milanese diventa un insignificante mattonellone per sedute a raffica. Mentre il centro di Milano (via Dante per esempio) viene pavimentato ex novo con materiali lontani dalla tradizione nostrana.

PS: La foto è esplicativa anche di un altro fenomeno. Qui nessuno pulisce la strada. So cosa state pensando. E' colpa di chi sporca, perché non usano il cestino? A questa eterna domanda rispondo con l'eterna risposta: una madre che ha 1 figlio vulcione e uno no ha il dovere di pulire comunque almeno una volta a settimana la casa o può fregarsene allegramente?