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lunedì 26 agosto 2013

VOLEVO SOLO PEDALARE UN PO' - ...

Citiamo, così com'è stato pubblicato, il post di un caro amico.
Approfittando della mattinata libera, e della notizia della riapertura del tratto di pista ciclabile di via Pian due Torri, martedì ho deciso di fare una passeggiata in bicicletta. Per godermi, a ritmo lento e con un caldo moderato, la zona della Magliana (un pezzo di citta’ che frequento poco, anche se vicinissima al quartiere in cui sono nato) fino alla campagna di Tor di Valle.
Era un po’ di tempo che non utilizzavo questo tratto di ciclabile. Avevo l’abitudine di sfruttare il tratto pianeggiante di Riva di Pian due Torri quando ho iniziato a correre, nel 2006, per fare le prime ripetute ad un ritmo che all’epoca ritenevo forsennato. Ho smesso di andarci con il sensibile aumento dei carrelli zeppi di ferraglia e vecchi elettrodomestici  fatti sfrecciare lungo la pista dai rom accampati sotto il viadotto ad una velocità nettamente superiore alle mie doti di podista.
Che poi, in questi giorni muoversi in bicicletta a Roma e’ una pacchia. Poche macchine, pochissimo traffico, un senso di tranquillità e persino di spensieratezza che conquisterebbe anche il piu incallito detrattore delle due ruote a pedali. Insomma, le condizioni ideali  per riappropriarmi  di un pezzo di città che, qualche volta, sfioro solamente con la macchina.
Lo spettacolo a cui mi sono trovato ad assistere e’ stato incredibilmente desolante. Mi ha rattristato, oltre che fatto incazzare. Aree di sosta fatiscenti, sporcizia, vetri, buche, recinzioni divelte. Oltre al ben noto accampamento di rom e al traffico di carrelli – di cui sopra – degno del Raccordo Anulare in pieno orario di punta.
Spontaneamente ho preso il telefono e fatto qualche foto (mi scuso in anticipo per la scarsa qualita’ di alcune immagini). Mi dispiace non aver avuto la prontezza di riflessi per fotografare i due motorini (!!!!) che mi hanno sorpassato subito dopo l’ippodromo di Tor di Valle (…e io che mi ostino a sudare sui pedali…).



  (Clicca qui per vedere le altre foto)

IO credo fermamente che le pedonalizzazioni e, contemporaneamente, lo sviluppo della ciclabilita’ siano il modo migliore per decongestionare il traffico e migliorare la qualità della vita di giovani e anziani, facendo in modo che un numero sempre maggiore di persone abbia la possibilita di spostarsi o semplicemente passeggiare in sicurezza.
Su questo tema le parole del sindaco Marino sono inequivocabiliNon possiamo pretendere che più persone si spostino in bici se non rendiamo le ciclabili sicure per questo la questione ciclabilità è uno dei temi all’attenzione dell’assessore Improta. Trovo fondamentale la presa di coscienza che la questione sicurezza sia centrale in tanti ambiti di intervento dell’Amministrazione, e che il suo ruolo non sia mai subordinato ad altri temi e ad altri interessi.  Si intervenga, allora. In breve tempo e con decisione. Passando, senza paure, dalle parole ai fatti.

venerdì 31 maggio 2013

PIAZZA OHM - Vittima dell'assessorato al Cattivo Gusto.

Milano è una città con un'indole artistica e dal pollice verde. La città del design e dell'architettura. In Europa sono in pochi a pensarlo veramente dopo averla vista. Ma non è mai troppo tardi per cambiare idea.

Piazza Ohm (periferia nella zona Barona) è stata sacrif..immolat..dedicata a questo scopo.
Ce lo spiega con parole sue l’assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture Bruno Simini: 'Si tratta di un’area compresa tra elementi storici di grande pregio, come via Morimondo, la chiesa di Santa Rita da Cascia e San Cristoforo, in cui dal nulla verrà inventato un giardino. Un esempio che contiene elementi imprescindibili per ogni riqualificazione: far nascere dal niente una serie di cose che Milano aspetta, come il verde, spazi vivibili per anziani, famiglie e bambini, piste ciclabili, luce, sosta per le auto'.

piazza ohm milano
L'assessore non solo è bravo ad 'inventare giardini' (solo per questa espressione dovrebbe dare le dimissioni) ma anche a spiegare in maniera approfondita dove risiede il pregio in Santa Rita da Cascia (quartiere famoso come dormitorio) e il rapporto di piazza Ohm con San Cristoforo che dista in linea d'aria più di un chilometro. Lui fa nascere dal niente le cose che Milano aspetta. E lui sa bene cosa Milano si aspetta (a parte le sue dimissioni). Il risultato lo potete vedere in foto. Lo descrivo a titolo didascalico e lo traduco dall'assessorese, lingua onirica e romantica ma poco realistica. Per la modica cifra di 3,5 milioni di euro (!!!) piazza Ohm, termine di un cavalcavia in dissesto totale con macchine che sfrecciano a 100 all'ora e mega incrocio con via Ponti, è stato piantumato con siepi a crescita lentissima (follia che vi può confermare qualsiasi giardiniere), decorato con una pista ciclabile di 200 metri che finisce nel nulla e data in mano (o in pasto) a qualche artista pazzo che ha eretto due atroci 'cose' (nessuno ha ancora dato loro un nome) pendenti con sotto delle panchine dello stesso colore, bianco (ottima scelta da abbinare allo smog).

Ora, ci chiediamo quanta parte dello stanziamento è servito ad erigere i mostri stile 'Guerra dei Mondi' e soprattutto chi decide. Chi stabilisce cosa è arte o cosa è bello? Chi si arroga il diritto di piantare delle trofie giganti (o degli spinelli prefabbricati), in una piazza davanti all'attonito disappunto dei cittadini? 
E soprattutto al caro assessore si dovrebbe chiedere: quale presunzione ti autorizza a erigere questa porcheria al posto di piantare due grandi alberi e rinfrescare un piazza avvilita dal traffico e dal caldo estivo. Immaginate la scena goffa di 2 nonni con bambini seduti sulle panchine bianche ingrigite col sole a picco cercando l'ombra delle 'cose' che come quella di un obelisco storto si sposta ogni minuto.

Questa è l'ennesima prova di ignoranza, cattivo gusto e impreparazione. Ci auguriamo non di dolo.

In questo articolo usiamo, ringraziando, le foto da urbanfile.org che ben descrivono lo scempio di denaro e di genio italico. Applausi, risa o lacrime, fate voi.

piazza ohm milano 20143


piazza ohm milano 20143
PS
Nella sua lirica, l'assessore, profondo conoscitore del quartiere e di Milano, ha omesso l'unica cosa da dire su questa zona. Questa è una parte di Milano ricca di storia. Storia industriale però. Solo gli ignoranti citano presunte bellezze artistiche (pescate a caso e fuoriluogo) e dimenticano le origini (degnissime) di un territorio.

Qui sorgeva la Richard Ginori, fabbrica di ceramiche di importanza strategica per la città e per l'Italia. Qualche decennio fa i capannoni che ancora affacciano su via Ludovico il Moro sono stati (giudicate voi) migliorati con dei palazzoni verdognoli. In via Watt, splendida via che l'assessore probabilmente ignora, c'è ancora l'asilo legato all'antica fabbrica, memoria degli ideali Umanitari e Socialisti della Milano inizio secolo. Molto vicina a piazza Ohm (da oggi descritta come quella 'coi cannoni') c'è anche la Fornace di via Cottolengo (ancora attiva) per ceramiche e terra cotta, con macchinari dei primi '900. Naturalmente sono cose in mano a privati cittadini e alla loro caparbietà. Cose che il comune ignora e non sovvenziona. Alcuni dei capannoni in foto non ci sono più da qualche giorno. La piazza 'rinasce' cancellando la storia industriale e facendo spazio a mediocri formicai che rimangono per lo più invenduti..

mercoledì 8 maggio 2013

NU.I.R. - Pat Problème


Esistono anche in altre città o solo a Milano? 
I NU.I.R, Nuclei di Intervento Rapido, con un acronimo da glorioso battaglione del ventennio, sono la squadra che interviene in caso di infrastrutture (strade, cartelli, lampioni..) malferme, rotte o pericolanti. Certamente vi sarà capitato di imbattervi in una transenna come quella nella foto. Ecco, sono loro che 'intervengono' con la reattività della burocrazia comunale, dopo l'ennesima segnalazione di cittadini imbestialiti o dopo qualche ferito che, rantolante, si rivolge all'assicurazione.

Se un ciclista è finito in una voragine (fatto quotidiano a Milano), se un muretto è franato, se un tombino è saltato, troverete una segnaletica simile recante l'effige dei nostri supereroi. 
In molti si chiedono quale possa essere lo scopo di tali interventi visto che la città ne è persistentemente piena. Dico persistentemente perché i casi si sommano all'infinito poichè, quasi sempre, una volta riscontrato il pericolo non segue una riparazione. Infatti lo scopo dei NU.I.R. non è riparare (ogni tanto versano pece rapida nelle buche, ma niente di più) ma segnalare. In pratica fanno notare che, passando di lì, hanno preso atto di uno stato di pericolo, degrado o (quasi sempre) grave carenza di manutenzione. Affrontare e risolvere il problema non è affar loro.

Qui nelle foto uno dei tanti apprezzabili, definitivi ed essenziali interventi: via Cesare Correnti, torretta per chamate taxi con evidenti segni di degrado e decadenza, buttata giù da qualche auto in manovra. Si noti l'importanza della segnalazione. Nessuno si sarebbe mai accorto dell'inghippo giallo di 2 metri sdraiato obliquo sullo stretto marciapiede.

Se vi state chiedendo qual è il vantaggio di avere un gruppo di segnalatori scelti nella prodigiosa macchina comunale e al contempo anche una continua inadempienza nel riparare lo sfascio, la risposta è tutta nel codice civile.  Il comune è responsabile di ciò che costruisce, installa, amministra. E sebbene nessuno lo obblighi a investire nella manutenzione, nella conservazione e nell'affrontare le emergenze, rimane responsabile di eventuali danni (le famose cose e persone). Pertanto, al fine di non rispondere con cospicui risarcimenti, l'amministrazione non ripara nè aggiusta, ma segnala. 
Uomo avvisato mezzo salvato, questa è la logica delle transenne dei NU.I.R, dei cartelli 'strada dissestata', dei nastri a strisce e di altri accidenti vicino pezzi e cadaveri di città che rimangono in loco per anni. Se vi tormenta il pensiero di scoprire com'è fatta dentro una colonna dei taxi, non affrettatevi, ne avete di tempo per andare a curiosare.

Nell'altra foto: via Giambellino, i NU.I.R. sono passati a "segnalare" il parapetto pericolante lungo le rotaie del tram. Il colore rosso vivido del nastro a strisce lascia pensare che 'passarono' tanto tempo fa.

lunedì 25 marzo 2013

MILANO E IL RUGBY - Degradare un nobile sport.


Oggi vi portiamo nel ridente quartiere di Lambrate, cuore pulsante del rugby milanese, dove le strutture offerte dal Comune di Milano per questo nobile sport non sono da querela, ma da impiccagione. Vi parliamo del peggiore dei due campi: il campo Crespi.

Cerchiamo su google "campo sportivo Crespi". La descrizione recita:  Immerso nel verde della zona Lambrate la struttura dispone di palestre e campi sportivi di varie discipline. Propone campi di pallacanestro, pallavolo e rugby (in erba naturale), nonché di tennis (terra rossa e sintetico) e calcio a 5.
Sembrerebbe non valga la pena lamentarsi: erba fresca e tanto spazio per gli appassionati degli sport più disparati, un centro sportivo multifunzionale in regola con le strutture del resto delle città d'Europa insomma. Poi però c'è la dura realtà e le foto a testimonianza.





Bello vero? D'estate la pietraia Carsica, d'inverno il pantano che ricorda tanto la campagna di Russia del caro vecchio Napoleone. Sul campo Crespi si allenano due società milanesi: la Union Milano e la Asr Milano (con "due società" si intende per davvero due società; dai più piccolini fino alle due seniores, entrambe in serie B).

Pensate che bello. Decidete di mandare i vostri figli a giocare, preparate con loro la prima borsa da gioco e, arrivati al campo, vi ritrovate davanti a un parcheggio in terra battuta o nella palude del sistema Dagobah con a fianco la ferrovia e alle spalle una struttura occupata in cui periodicamente bruciano copertoni, compagni scomodi e ciò che resta della marginalità degli anni '90. Per non parlare delle condizioni in cui i giocatori finiscono le partite: abrasioni in tutto il corpo, tagli che si riempiono con il colera del campo e infezioni che durano settimane (pensate che qualcuno è riuscito a prendersi pure la Toxoplasmosi).

Ultima chicca; il costo annuo di affitto, che ammonta a 20.000€ all'anno, con tanti "grazie" e "vi faremo sapere" di MilanoSport per quanto riguarda la risistemazione del campo d'allenamento. Avanti così ragazzi, tanto l'acqua ossigenata costa poco!

P.S. lo storico Giurati non è che stia molto meglio, al posto di assomigliare a un parcheggio ha l'aspetto di una risaia sommersa.

domenica 24 marzo 2013

STAY URBAN #6 - Saluti da Pinetamare

Saluti da Pinetamare è un libro di testimonianza, ma è anche una piccola opera d'arte che potete comprare via internet. Autore è Salvatore Santoro che dopo anni di vita al Nord è tornato nei luoghi di villeggiatura della sua infanzia e per tre anni ha scattato foto che mostrano il degrado raggiunto nella costiera del Casertano. Luoghi abbandonati a se stessi, che trasmettono dolore e tristezza. Un libro senza parole, che senza parole vi lascia.

In molti hanno scritto e detto sulle difficoltà del Sud Italia, ma queste immagini valgono di molto di più, perché danno la cifra del disagio e della miseria che può causare la mancanza di cultura, di partecipazione alla vita comune e di responsabilizzazione di chi quei territori dovrebbe amministrarli.

Quanto ci vorrà per rimettere in sesto quella costa a pochi chilometri da Posillipo? L'abbiamo chiesto a Salvatore; ha convenuto con noi che ci vorrebbe una guerra ed una ricostruzione.



Signori miei, siete lì a discutere di chi sarà il prossimo Capo dello Stato, ma intanto la gente muore (N.d.r.)

giovedì 20 dicembre 2012

LA NORMALITA' ITALIOTA - Il semaforo dei Flintstones.

Di solito mi compiaccio davanti a esempi di riuso e riciclaggio. Quando però il design dell'arrangiarsi è chiaro segno di strafottenza e provocatorio atto d'indecenza provo solo rabbia e sconcerto.

Ecco a voi il semaforo dei Flintstones. Dondolantemente sostenuto da resti di pavè e cemento in decomposizione ingabbiati in una piattaforma da vigile ormai inscheletrita. A condire il tutto spago e fil di ferro a profusione come fosse un pacco regalo. E sputo dei passanti, sempre più invogliati dalle istituzioni a tenere un atteggiamento civile.

Per la cronaca il semaforo in questione è lì da 10 anni o più. Anche quando per legge europea sono state cambiate le lampade non si è proceduto a una sistemazione.

A contorno, in subordine ma non troppo, la desertificazione delle aree verdi: vittime di calpestio, foglie morte mai rastrellate e deficit permanente di innaffiatura..come faranno all'estero ad avere quel verde là...misteri...

LA CABINA DELL'ORRORE - Proprio quando lasci a casa l'iphone.


Le immagini parlano da sole. Giustificazioni per questo degrado non hanno molto senso. Forse le uniche ma improbabili sono il mantenimento del luogo del delitto in attesa di un pigrissimo magistrato o l'installazione di un artista molto, molto decadente.
Intressante invece è capire perché questa cabina sia ancora incredibilmente in piedi.

Tre le risposte. La prima: la cabina Telecom ex Sip ex, Stipel è un prodigio di resistenza meccanica. Reggerà in eterno fino all'ultimo bullone. La seconda: quando un oggetto è troppo degradato invita alla pietà e non all'accanimento di ultrà e teppisti che viceversa l'avrebbero asfaltata. La terza, la più importante, è che esiste un contratto di mantenimento di una certa quota di cabine telefoniche per non perdere la gestione dello spazio (demanio) su cui sono ubicate.

Significa che presidiando la parte di area calpestabile con cabine più o meno decenti e funzionanti, il gestore può eventualmente usare in futuro quello spazio per altre, future installazioni e/o servizi. In poche parole questo accrocchio è una roccaforte, parte di uno scenario alla 'Deserto dei Tartari'. Nel frattempo però il teatro urbano ne risente, come un marciapiede risente di una permanente deziezione canina.

PS
Inutile dire che quel che resta dell'apparecchio telefonico non funziona.
Però, come ogni oggetto abbandonato, anche questo ha una pratica funzione sostitutiva: orinatoio notturno.

giovedì 28 giugno 2012

LA DUNA IN BONOLA - Meglio quella dell'Alfa Romeo.

Circa 15 anni fa presso via Benedetto Croce, all'imbocco del quartiere Bonola, ai piedi del Monte Stella, sorsero delle specie di dune ricoperte di un'erbetta perfettamente curata. Ricordo ancora quando le vidi per la prima volta. Ero giovane, e mi sembrarono un'assurdità. Erano brutte e tanto alte da non poter essere usate da nessuno, né adulti, né bambini (oddio forse loro potevano usarle per ruzzolarci giù, stando attenti però a non finire direttamente nello stradone di sotto, vista la vicinanza all'imbocco dell'autostrada).

Non riuscivo a darmi una spiegazione. Me l'ha data poco tempo fa un amico architetto, il quale mi ha fatto  partecipe:
  1. della legge per cui tanto costruisci, tanto devi ridare alla cittadinanza in termini di "verde urbano";
  2. dei costi della movimentazione delle macerie che spesso si debbono spostare quando si fanno grandi interventi architettonici.
Succede così che la duna, o montagnola, risolve due problemi nello stesso tempo: alzandoci dal piano stradale la superficie di verde "donato" aumenta e possiamo lasciare gli inerti sul posto...tipo il Monte dei Cocci di Roma (però di merda).



Poco tempo fa sono ripassato da quel luogo e ho scoperto che continua a valere il luogo comune per cui non c'è limite al peggio: le dune sono state plantumate! La cosa peggiore è che molti potrebbero pensare che la notizia sia positiva. D'altra parte non ci si può giocare, non possiamo stenderci a prendere il sole o per un pic nic, tanto vale metterci degli alberi, no?! Beh, chi conosce le basi della progettazione vegetale saprebbe che questo è vero solo se poi si interviene in maniera negli anni successivi all'impianto. Altrimenti il risultato è lo scempio che vedete nelle foto.





In pratica, siccome le aziende addette alla cura del verde urbano non sono solite trattare boschi in pendio tipo le faggete casentinesi, non è possibile tenere ordinate queste specie di selve, tanto che in una delle foto si nota come il taglio arrivi fino all'inizo della duna per fermarsi dove iniziano gli alberelli che, nel caso riescano a sopravvivere e crescere, saranno troppi, soffocandosi l'uno con l'altro ché nemmeno il sesto di impianto è stato rispettato.

RIFLESSIONE FINALE
E' da innumeri legislature che il Comune di Milano dichiara di  aver piantato o voler piantare migliaia e migliaia di nuovi alberi, con progetti "all'avanguardia" in Europa, e le stesse statistiche dicono che un decimo delle superfici metropolitane sono naturali. Eppure sfido a trovare un turista o un cittadino che racconti quanto verde ci sia in città!

Come mai?

Presto detto: una cosa è quello che percepiamo noi come "verde pubblico", un'altra quella che vedono le statistiche. Per noi un "parco" è un luogo ameno, con alberi frondosi e profumati, magari al lato di un laghetto. Per il politico-contabile, invece, il termine "parco" è meglio venga sostituito da "verde urbano", così possiamo contare ogni organismo pluricellulare dotato di capacità fotosintetiche, ed il peso della sua bellezza e della funzione ristoratrice perde peso nella valutazione. Il discorso è complicato e per questo citeremo un grande del XX secolo, il caro vecchio ubriacone Charles Bukovski il quale diceva: "Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media". Diffidare sempre dei riassunti di altri, meglio uno sguardo critico.



martedì 26 giugno 2012

SPRECO CUBE #2 - Palettopoli insiste.

Avevamo già parlato del numero paradossale di paletti per la dissuasione della sosta in una via di Milano. Speravamo fosse un caso isolato, un errore eccezionale, ma è bastato guardarsi attorno per scoprire una nuova vietta finemente palizzata.

Si trova a Chinatown, e l'intervento risale a qualche anno fa prima che Paolo Sarpi venisse trasformata in una stupenda strada pedonale (lo si capisce dal modello dei paletti, che spuntarono di colpo in tutte le zone centrali della città).

Non ci siamo fermati a contarli e non ha senso nessun ulteriore commento, ma il pensiero come al solito va a chi ha commissionato i lavori, che probabilmente non ha guardato il rendering del progetto, oppure non è andato a controllare il risultato, oppure ha fatto entrambe le cose, ma adesso sarà irrintracciabile.

Non ci resta che imboccare la stradina ad occhi chiusi sperando che in fondo, quando vira leggermente a sinistra, vi sia l'antro di Cariddi che ci inghiotta e ci porti via per sempre.

venerdì 22 giugno 2012

POLLICE NERO - Impazza l'aiuola terminale.

Milano è una città dove quella per il verde è da tempo una guerra persa. La propaganda degli innumerevoli alberi piantati si fa gioco dei cittadini, tacendo quanti ne sono stati abbattuti e che percentuale di Parco Agricolo Sud viene mangiato dalla speculazione edilizia ogni anno, (tanto che ormai si possono trovare i cartelli che limitano quest'area protetta tra palazzi e centri commerciali.)
Detto questo però non si può negare che il comune a quel poco di verde rimasto ci tiene.
O meglio, ha il braccino corto quando si tratta del verde dei parchi ed ha le tasche bucate quando si tra tratta di onerosissimi brillanti ritocchini.

E' il caso delle aiuole che spuntano in questi ultimi mesi negli spartitraffico, nelle piazze e nei giardini. Si potrebbe dire che l'estate vive di colori e che i fiori portano allegria. Si potrebbe, specie se fossimo sul lungo mare di Alassio. La verità è che le aiuole sono verde a perdere. Resistono normalmente un paio di mesi. Piantate a fine giugno resistono 4 giorni. E' per questo che in Europa, contesto al quale apparteniamo solo geograficamente, le aiuole fiorite sono esibizioni esclusive per luoghi protetti e spazi adatti, dove un giardiniere le cura insieme ad altre piante preziose.

Nella foto (non è un dipinto di Munch) ecco le piante dopo 3 giorni. Siamo in P.zza del Rosaio/via Solari (ma i casi in città sono centinaia). Si può notare con quanta misteriosa fretta viene allestito lo spettrale spettacolo 'L'Aiuola Terminale', mentre nulla si è ancora fatto per il verde circostante (si noti la biada pronta per l'autocombustione). Quei bei fiorellini già morti ad altezza tubo di scappamento dureranno al più una settimana. Ma la loro vita complessiva sarà di almeno due. Perché c'è voluta una settimana per farle nascere. Uno staff di 5 giardinieri con camioncino e attrezzatura, un'autobotte per la prima annaffiatura. Per un totale di 4 giorni di lavoro per tutta la piazza. Seguono, a breve, un paio di interventi di rianimazione e trapianto. Altro furgone che porta nuove piante, in modo che i 4 abitanti di Milano ad agosto possano godere appieno dei profumati petali coperti da polveri sottili. Infine il rito funebre: rimozione delle salme e terra arida pronta per un inverno di calpestio, piccioni, sporcizia e fragranti, queste sì, cacche di cane.

La domanda che sorge spontanea è: perché non piantare una siepe o un arbusto che cresce da solo e non muore nemmeno dopo un attentato nucleare? Sarà mica - e qui avanzo l'ipotesi (e per salvarmi già la nego) che a tutti balena in testa - che questa marea di soldi buttati nel cesso per creare degrado e miseria sono una regalia al racket del verde, che come l'edilizia pare essere nelle mani di alcuni intoccabili fornitori?

PS: tra l'altro è sin troppo facile ricordare quanto siepi ed alberi siano un'arma naturale contro l'inquinamento. Acchiappano anidride carbonica, si tengono il carbonio e restituiscono ossigeno.

giovedì 24 maggio 2012

PIAZZA MACIACHINI - Tutto sbagliato, tutto.


Ecco a voi Piazza Maciachini, periferia Nord di Milano (abbiamo parlato di un luogo molto vicino a questo in un post dedicato ad un'area giochi di nuova costruzione e di dubbio gusto). E' l'area evidenziata dal poligono rosso nella fotografia sottostante. 
 Un bel piazzone, ampio con del verde in mezze ed una buona viabilità...dall'altro...in realtà uno scempio fatto e finito. Permettemi di spiegarvi cosa sia vista da terra, seguite i numeri sulla mappa (cliccate per ingrandire) e successivamente confrontate le foto scattate in un sabato mattina.
 



1. Entrata nell'area verde in mezzo alla piazza, attraverso rotaie del tram, prefenziali per taxi, dopo aver superato quattro corsie dedicate al traffico ordinario.







2. "Visione" della facciata della scuola elementare (che quest'anno compie cento anni) privata della propria funzione di facciata da altre rotaie per tram e un filare di alberi mal curati, che aumentano la voglia di distogliere lo sguardo.




3. Di fronte alla facciata, ecco spuntare i serbatoi per l'acqua, ben addobbati da sticker di street artist (vedi anche foto sotto), su cui non mi sono ancora fatto un'idea estetica, anche perché sono concentrato su due aspetti: il primo è che dalla foto 1 non si vedevano, perché seminascosti da un verde che, quando muore non viene sostituito lasciando il dubbio che nessuno abbia idea se sia giusto nasconderli o meno...





4. Il secondo aspetto che mi perplime riguarda le dimensioni e quanto spazio rubino al parco che potrebbe stare al posto loro, ma certamente hanno una funzione, indi, meglio tacere.


5. Dall'altra parte della piazza, separata dalla circonvallazione (qui siamo a 8 corsie per automobili, più spazio per accostare/parcheggiare), c'è una palazzina del primo Novecento dedicata all'acqua potabile, abbandonata a se stessa, esclusa dal "disegno" della piazza, ma rincuorata dall'amico serbatoio della SIAD - Società Italiana Acetilene e Derivati.



6. Lo slargo cementato attorno alla fontanella che, forse non l'avete notato, ma è fatalmente decentrato, non so se per voi è lo stesso, ma a me urta!






Ora, se il tour non vi ha stancato troppo, permettetemi una digressione storico/urbanistica, che in realtà deriva dall'osservazione della piazza stessa. Quando gli Asburgo arrivarono a Milano era nella seconda metà del 1700, Maria Teresa era Imperatrice e una cinta muraria (i cosiddetti Bastioni) proteggeva la città da attacchi esterni. Le porte, con le proprie pusterle, servivano da casello d'entrata. Milano aveva una pianta simile a quella attuale, circa un cerchio, solo molto più piccola; si estendeva fino all'attuale circonvallazione interna. Al crescer della città, nel corso dei due secoli successivi, Milano ha perso i Bastioni, ma sembra aver guadagnato una nuova "muraglia" che, al contrario della prima, previene l'uscita, invogliando a non essere valicata verso l'esterno: la circonvallazione esterna. Ed anche questa nuova muraglia ha i suoi "caselli", tutti di una bruttezza spaventosa se ci pensate bene: le piazze. Che ansia atomica.

giovedì 10 maggio 2012

GANCIO AL VOLTO DA KO - Voglia di impiccarsi a piazzale Loreto.

Chi ha progettato questo scatolotto-pensilina spero sia ripassato/a a vedere il risultato del proprio lavoro. Qualsiasi sia stato l'impegno e l'onere in senso assoluto è certo che il costo per la cittadinanza sia infinito, quanto la bruttezza di questo scempio che chiunque provenga da via Porpora immettendosi nella rotonda di piazzale Loreto si troverà di fronte. Senza scampo.
Che ruolo abbiano quei tuboni in materiale mettallico lucente non è chiaro. Forse servono per le utenze, da tenere all'esterno del prezioso gabbiotto (vuoto, polveroso e usato come bacheca per annuncio di vendita/fitto box.). Sarebbe questa una grande citazione, con la differenza che al Centre Pompidou lo spazio che si riesce a recuperare spostando le utenze è molto e ha uno scopo nobile, qui invece la struttura vera (un parcheggio) è nascosta nel sottosuolo e il gabbiotto, appunto vuoto, polveroso e usato come bacheca per annuncio di vendita/fitto box. Ma rimane il dubbio (leggittimo) che i tubi siano addirittura un "di più" estetico, data la scelta del materiale.
SPIEGONE PER IL PROGETTISTA: se usi un materiale con poca resistenza, tipo queste lastre lucide, gli dai forma cilindrica, con diametro di 40cm ed altezza due-metri-e-qualcosa da terra, le metti in batterie da 4 e le piazzi in una zona non troppo ben frequentata è un attimo che passi un gruppo di ragazzini col testosterone a livelli atomici e provi l'ultimo esercizio imparato al corso di Thai Boxe (nobilissima arte).

E di colpo pensi alla Buonanima...ché penzolando a testa in giù magari risulterebbe meglio!

domenica 15 aprile 2012

PISTA CICLABILE SMART - Con rampa per suicidio.


Ecco l'adorabile pista ciclabile di via Padova, angolo via Giacosa (periferia milanese). Se qualcuno pensava ci fossero delle regole per progettare e realizzare le vie per velocipedi, ecco smentito il buon senso, per arrivare al trionfo dell'irrazionalità: una pista ciclabile che sbocca contro un motorino parcheggiato (il mio), attraverso un gradino di circa 20cm o in contromano su via Padova con un angolo di 30° rispetto alle macchine. Un buon modo per suicidarsi dopo averla vista.

giovedì 12 aprile 2012

VOTO ZERO - FamaGOSTa.

Ci sono luoghi in cui degrado e bruttezza sono inevitabili o richiederebbero sforzi immani per essere attenuati. Discariche, aree industriali, tangenziali etc.

Ci sono invece luoghi brutti per dolo e incompetenza. Luoghi che nascono da pianificazione, in cui il progetto iniziale non avrebbe vincoli sostanziali e disporrebbe di ampi spazi vuoti potenzialmente sfruttabili al meglio.
Ma a Milano è proprio in questi casi nascono i mostri. Ecco a voi la stazione MM di Famagosta, Milano. totale assenza di verde, sicurezza, colore, comfort: spettrale.

Attenzione non parliamo di vandalismo o di writer che hanno degradato un luogo piacevole. Parliamo di un mostro di cemento e asfalto progettato senza cura e conservato peggio. La classica impostazione: è in periferia, allora deve essere periferico. Così il degrado avvolge la città e quando la città si espande il degrado periferico provvisorio (comune a molte metropoli) qui da noi diventa squallore centrale che segna il volto della città per sempre. Voto zero.