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lunedì 29 luglio 2013

FARE PIAZZA - Tristezza e ansia si incontrano a Palettopoli.

Via Mac Mahon incrocio Via Caracciolo, un lavoro vecchio di anni, che solo per quanto siamo inurbani documentiamo solo oggi: la copertura dei binari delle Ferrovie Nord con conseguente ampliamento della superficie calpestabile ad uso dei cittadini.


In concomitanza con i lavori che portarono al raddoppio dei binari nella tratta tra le stazioni delle FN Bullona e Bovisa, non si è infatti consumato il semplice scempio della palazzina liberty che ospitava la prima delle due stazioni appena citate, ma si decise anche di coprire i binari che passavano sotto l'incrocio citato all'apertura di questo articolo. Nel coprirli si è deciso di aumentare la superficie calpestabile, creando una specie di piccolo piazzale, con le seguenti caratteristiche:

  • Divisione del suddetto piazzale in tre spicchi di asfalto, due dei quali risultano poco più che uno scomposto allargarsi del marciapiede, il terzo invece decisamente più ampio.

  • Fioriere in cemento e mattoni rossi, tutte riarse e invase di rifiuti.
  • Nessun tipo di ombra o riparo che permetta anche solo di fermarvisi a leggere il giornale durante una breve passeggiata. E pensiamo sia agli anziani dei civici vicini all'incrocio, che ai dipendenti di Fastweb e AEM, tra le poche aziende presenti in zona e con sedi a 50 metri di distanza dalle aree che stiamo descrivendo.
  • Una selva di paletti di metallo in pieno stile Palettopoli, in maniera da confermare lo stile scelto per l'intera città. 



  • Unica testimonianza umana: una grata che permette l'accesso a non si sa cosa e che risulta presidiata da una scala a pioli assicurata a una balaustra con una catena da bicicletta. Il tutto per costruire una specie di orrenda scultura metafisica dotata di moltissimi spigoli acuminati e fatta di un materiale che arrugginisce facilmente. 
  • Una scritta di Ivan, poeta metropolitano, che forse vorrebbe decorare lo scempio ma fa venire da piangere: aforisma fuori luogo e tempo che vorrebbe insegnare qualcosa ma risuona invece come una presa per il culo. 



Aggiungiamo che l'edicolante, la cui edicola fu spostata dall'incrocio durante i lavori di copertura dei binari, si è rifiutato di tornare dove si trovava prima, e che il parcheggio affacciato al piazzale è felicissimo della presenza dei mitici paletti che dissuadono le macchine dall'invadere i metri quadri di asfalto disponibili per la sosta.

Chiediamo ai nostri amministratori di fare qualcosa (anche il gesto di far levare quella scala e quella balaustra sarebbe apprezzato), alla Guardia di Finanza di passare dal parcheggio e a Ivan di cambiare l'aforisma. Secondo noi ci starebbe bene un: "Un tempo qui, si guardavano i treni passare".

PS. Per gli hipster in lettura, lo sappiamo che il nostro aforisma è una mezza poverata, ma pure "Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo" non ci sembra sto granché. 

venerdì 22 marzo 2013

PALETTOPOLI - Avete notato?



Avete notato? Ne manca uno in mezzo.  Fine.

Anzi no. Vorrei che l'occhio che cade naturalmente su questo spreco notasse anche
perifericamente il deserto lunare attorno agli alberi e bidone della immondizia, messo esattamente in quella che dovrebbe essere una fetta di prato. Effetto napalm.

martedì 1 maggio 2012

SPRECO CUBE - Palettopoli.

Talvolta è si devono mettere dei paletti.
Non è solo una metafora linguistica. A volte è necessario proteggere un'area per evitare situazioni rischiose, scoraggiare il parcheggio, proteggere la visuale di un incrocio. Ma questa foto (cliccate per ingrandire) indica che bisogna mettere dei paletti ai paletti. Il dubbio: davanti a tanta tracotante inutilità (ed esborso economico), non ci sarebbero gli estremi per una denuncia di dilapidazione di risorse pubbliche?

Tra l'altro via Elba è un buon esempio di sperimentazione per la sicurezza stradale, con catarifrangenti, rotonde francesi, strisce pedonali illuminate. Ma l'impegno ad avere strade 'europee' viene ridotto a buffonata perché qualcuno c'ha abbondantemente inzuppato il pane (42 paletti inox!)