lunedì 25 marzo 2013

MILANO E IL RUGBY - Degradare un nobile sport.


Oggi vi portiamo nel ridente quartiere di Lambrate, cuore pulsante del rugby milanese, dove le strutture offerte dal Comune di Milano per questo nobile sport non sono da querela, ma da impiccagione. Vi parliamo del peggiore dei due campi: il campo Crespi.

Cerchiamo su google "campo sportivo Crespi". La descrizione recita:  Immerso nel verde della zona Lambrate la struttura dispone di palestre e campi sportivi di varie discipline. Propone campi di pallacanestro, pallavolo e rugby (in erba naturale), nonché di tennis (terra rossa e sintetico) e calcio a 5.
Sembrerebbe non valga la pena lamentarsi: erba fresca e tanto spazio per gli appassionati degli sport più disparati, un centro sportivo multifunzionale in regola con le strutture del resto delle città d'Europa insomma. Poi però c'è la dura realtà e le foto a testimonianza.





Bello vero? D'estate la pietraia Carsica, d'inverno il pantano che ricorda tanto la campagna di Russia del caro vecchio Napoleone. Sul campo Crespi si allenano due società milanesi: la Union Milano e la Asr Milano (con "due società" si intende per davvero due società; dai più piccolini fino alle due seniores, entrambe in serie B).

Pensate che bello. Decidete di mandare i vostri figli a giocare, preparate con loro la prima borsa da gioco e, arrivati al campo, vi ritrovate davanti a un parcheggio in terra battuta o nella palude del sistema Dagobah con a fianco la ferrovia e alle spalle una struttura occupata in cui periodicamente bruciano copertoni, compagni scomodi e ciò che resta della marginalità degli anni '90. Per non parlare delle condizioni in cui i giocatori finiscono le partite: abrasioni in tutto il corpo, tagli che si riempiono con il colera del campo e infezioni che durano settimane (pensate che qualcuno è riuscito a prendersi pure la Toxoplasmosi).

Ultima chicca; il costo annuo di affitto, che ammonta a 20.000€ all'anno, con tanti "grazie" e "vi faremo sapere" di MilanoSport per quanto riguarda la risistemazione del campo d'allenamento. Avanti così ragazzi, tanto l'acqua ossigenata costa poco!

P.S. lo storico Giurati non è che stia molto meglio, al posto di assomigliare a un parcheggio ha l'aspetto di una risaia sommersa.

domenica 24 marzo 2013

STAY URBAN #6 - Saluti da Pinetamare

Saluti da Pinetamare è un libro di testimonianza, ma è anche una piccola opera d'arte che potete comprare via internet. Autore è Salvatore Santoro che dopo anni di vita al Nord è tornato nei luoghi di villeggiatura della sua infanzia e per tre anni ha scattato foto che mostrano il degrado raggiunto nella costiera del Casertano. Luoghi abbandonati a se stessi, che trasmettono dolore e tristezza. Un libro senza parole, che senza parole vi lascia.

In molti hanno scritto e detto sulle difficoltà del Sud Italia, ma queste immagini valgono di molto di più, perché danno la cifra del disagio e della miseria che può causare la mancanza di cultura, di partecipazione alla vita comune e di responsabilizzazione di chi quei territori dovrebbe amministrarli.

Quanto ci vorrà per rimettere in sesto quella costa a pochi chilometri da Posillipo? L'abbiamo chiesto a Salvatore; ha convenuto con noi che ci vorrebbe una guerra ed una ricostruzione.



Signori miei, siete lì a discutere di chi sarà il prossimo Capo dello Stato, ma intanto la gente muore (N.d.r.)

venerdì 22 marzo 2013

MM - Talebanizzazione di Milano.

Qualcuno avrà notato che nelle ore di punta le MM (almeno la rossa e la verde) hanno tempi d'attesa quasi europei. Pensando che paghiamo il 33% in più del biglietto rispetto a 2 anni fa non è un risultato così appagante ma è pur sempre un piccolo passo avanti. Salvo poi avere la sfortuna di uscire dai ranghi e trovarsi a prendere la metropolitana appena fuori dai momenti caldi. A metà mattina si può aspettare un treno 7 minuti, idem nel mezzo del pomeriggio. Ma il bello arriva quando si pretende di viaggiare dopo le 20. I minuti di attesa possono essere 15. Anche 18-20 dopo le 21.

Il comune, con atteggiamento talebano, considera questi orari tabù per la circolazione. Qualcuno a Palazzo Marino sa far cinicamente bene i conti o vive molto distante dalla realtà milanese.

Se si tratta di perfida o crudele ragioneria, allora si è pensato che il grosso del flusso pendolare svanisce alle otto di sera. Pertanto i treni successivi sono considerati improduttivi. Certo che se il target di redditività contempla annuci al megafono come 'lasciar chiudere le porte', arti tranciati e ascelle ravvicinate, il ragionamento ha una sua logica. Logica discriminante e razzista però, se si pensa a tutti i lavoratori che rientrano tardi e non hanno la fortuna di condividere i turni del Comune di Milano.

Il dubbio però è che in giunta c'è qualcuno che si sente tanto Mosè, che scrive leggi basate sul buon senso e che condivide la saggezza di rincasare presto, di non svegliarsi tardi, di non perdersi il TG di Mentana, di comprare e usare la macchina. Qualcuno di questi snob impresentabili è nettamente convinto di condividere orari di lavoro arcaici con il resto della città, la quale invece rincasa con i lampioni accesi.

Questi personaggi che ci tengono lontani dall'Europa e così vicini ad alcuni paesi mediorientali sono vittima della loro stessa ristrettezza mentale, della loro ignoranza. Lontanissimi dall'idea di città moderna, con la scarsissima lungimiranza che ogni giorno evitano di mettere in atto, scavano un solco profondo tra Milano e le altre capitali europee (Londra, Parigi, Berlino).

La protesta civica ed incivile che naturalmente vi sconsiglio di seguire è scavallare una volta su tre i tornelli. In fondo state pagando un terzo in più di biglietto ma il servizio è lo stesso di quando pagavate un terzo in meno. Quando vi fermeranno, dandovi la multa, vi faranno notare quanto impegno hanno messo nel costruire in vent'anni dieci nuove stazioni. Amen.

Nella foto: gruppo di ragazze francesi attonite che guardando il tabellone si chiedono se alla fermata precedente degli artificieri stiano disinnescando su una bomba.




PALETTOPOLI - Avete notato?



Avete notato? Ne manca uno in mezzo.  Fine.

Anzi no. Vorrei che l'occhio che cade naturalmente su questo spreco notasse anche
perifericamente il deserto lunare attorno agli alberi e bidone della immondizia, messo esattamente in quella che dovrebbe essere una fetta di prato. Effetto napalm.

BIKE SHARING A MILANO - #maranperche.

Che Milano non fosse una città vicina ai ciclisti lo sapevamo, l'abbiamo testimoniato diverse volte; scopo di questo blog è sottolineare come l'incuria porti ad errori progettuali dai costi inimmaginabili, incalcolabili se si pensa alla rabbia che suscita un lavoro pubblico fatto male, ma a questo giro abbiamo toccato il fondo, più fondo che si può.
Siamo in piazza Leonardo da Vinci, cuore di Città Studi, e si parla di BikeMI, il servizio di bike sharing inaugurato dalla Giunta Moratti nel 2008. Senza sottolineare le colpe di chi ha impiegato 5-anni-CINQUE, per dare al polo universitario più importante d'Italia un servizio di mobilità sostenibile semplicissimo da installare, ci soffermiamo in questo articolo sul COME è stato installato.

Sconsigliamo alle persone dotate di amore per se stessi e per il mondo di andare oltre, perché le foto che seguono mostrano uno scempio che vien voglia di piangere, o armarsi di piccozza e spaccare tutto. (Oh, non lo fate, è un'iperbole, ché poi non si dica in giro che istighiamo alla violenza)

1. In questa foto notiamo cosa si para giornalmente di fronte a chi dalla fermata della metropolitana Piola voglia raggiungere le Facoltà site al di là della piazza (probabilmente si tratta di 10.000 persone al giorno)
- Ah, che bello!, si pensa ingenui la prima volta, che si vede da lontano la rastrelliera di BikeMI - ci hanno messo 5 ANNI, ma alla fine...
 2. Qui vediamo cosa è stato realizzato: una strettoia da cui non passa nemmeno una persona nel punto di passaggio principale per l'attraversamento del giardino (e dire che il camminamento largo 3 metri e la mancanza d'erba dovrebbero indicare chiaramente quale sia il tragitto preferito dall'utente, o no?!)
- Ma questa gente beve, o lavora?! - è il pensiero di chi si avvede in pochi metri del gigantesco errore commeso






3. ...e dire che potevano spostare il blocco di destra, di due metri a destra...

 
4. ...e quello di sinistra, di due metri a sinistra...E TUTTO SAREBBE PERFETTO!!!















5. Ma loro no, probabilmente han pensato che quel marciapiede non venisse attraversato, e che il flusso del traffico fosse quello della rotatoria chiusa chissà quanti anni fa, e dunque, i progettisti del Comune han posizionato le rastrelliere una di fianco all'altra, come fossero di fianco a un muro.




Gli studenti, ricercatori e residenti di Città Studi ringraziano l'equipe dell'Assessore Maran. Anzi, visto che il mondo è ormai globale, che la comunicazione è 2.0, da oggi in avanti una volta al giorno via twitter, gli chiedermo di spiegarci perché, anche nella realizzazione di opere così semplici, il Comune riesce a commettere errori così grossi! PERCHÉ?!
Se volete unirvi a questa crociata l'ashtag è #maranperche.

lunedì 18 marzo 2013

ASSAGO MILANOFIORI FORUM - Voeuja de laurà saltum ados.

Laura ti, patron, che mi no poss! Viene da rispondere ad Assago Milanofiori.

Al centro direzionale di MilanoFiori si vive l'aria pesante dei progetti mai realizzati fino in fondo: l'oasi di funzionalità lavorativa immersa nel verde, paradigma della migliore Italia del lavoro, quella targata PSI, si è trasformata in una cittadella, poco prosaica e molto operosa, da cui decine di migliaia di lavoratori dipendenti ad altissima specializzazione, dal lunedì al venerdì, con orari stabilissimi, vanno e vengono, saranno ormai 30 anni.

Potremmo raccontarvi che in tutta MilanoFiori non ci sia la raccolta differenziata, oppure far notare che metà dei palazzi sia su terreno del comune di Assago, e l'altra metà su quello di Rozzano, nell'intenzione mal dissimulata di dividersi oneri (urbanistici) e onori (tasse), oppure che i bar continuano imperterriti a battere pochissimi scontrini mentre la GdF cerca altrove i grandi evasori.


Potremmo, e forse lo faremo, ma oggi vogliamo scrivere del capolinea della Metropolitana Milanese, Linea 2, che volge a mezzogiorno: Assago Milanofiori Forum.


Ci abbiamo messo così tanto a scrivere questo articolo perché non sapevamo da dove cominciare. Ora però lo sappiamo.




La saracinesca all'imbocco delle scale che portano alla famosissima passerella, rotta. La sorte vuole che questa foto sia stata scattata un lunedì mattina. 

Welcome to Assago, qui la settima inizia così come continuerà: piegati a novanta.


E in effetti, c'è qualcosa di perfettamente progettuale in questa stazione della metropolitana: essa è perfettamente omogenea al Centro Direzionale in cui si inserisce. Nell'architettura brutalista e nelle dimensioni mostruose, questa specie di hangar lato autostrada ci ricorda la sproporzione tutta italiana tra il lavorare (male) per far funzionare qualcosa e il lavorare per offrire un posto dove lamentarsi del fatto che si lavora male.

Insomma. Assago Milanofiori Forum è la chiacchiera da bar che vince sulle lauree dei dipendenti delle multinazionali, è l'assessorato regalato alla zia dell'amica della sorella di una che è sposata con uno stronzo, è la promessa mai mantenuta, è la responsabilità che nessuno s'è mai preso.

E io, che ogni giorno, ormai da anni, mi incazzo come una iena per queste cose, ora voglio solo elencare alcune delle caratteristiche che fanno di questa stazione il posto che odio di più al mondo.

  • Costo del biglietto. Parto da questo perché è folle che raggiungere Assago costi 2.55€. Avete capito bene: dueeuroecinquantacinque. Il tutto perché siamo fuori Milano! Peccato però che quando hanno costruito il Centro Direzionale, l'hanno chiamato Milanofiori, come a rendere noto che si trattasse di Milano, e non di un altro posto dell'hinterland.

  • Disegno dei percorsi interni e esterni della stazione. Un architetto, che evidentemente non ha mai utilizzato i mezzi in vita propria, ha disegnato dei percorsi che obbligano l'utenza a passare attraverso non meno di due colli di bottiglia nel tentare di uscire dalla stazione, e questo dopo aver attraversato Milano in treni fatiscenti e pieni di gente. 


  • Atteggiamento ridicolo dell'ATM. Lo chiamo ridicolo nel senso che è meglio riderci sopra: il mondo intero sa che se, nell'utilizzo di una qualsiasi cosa, si trovano delle scorciatoie, dei facili miglioramenti, dei consigli da recepire, la cosa migliore è perlappunto recepirli in toto. ATM fa il contrario: blinda con guardie private le porte di sicurezza che i lavoratori la mattina aprono per non dover fare due inutili rampe di scale, scatena campagne del terrore a mezzo stampa, dando degli scrocconi ai propri utenti più affezionati e redditizi (vedi al punto Costo del biglietto e considerasi il fatto che i lavoratori di Assago hanno tutti l'abbonamento in tasca), ritarda all'infinito i lavori attorno alla stazione, così da umiliare noi moderni Fantozzi che ogni giorno dobbiamo realizzare che lavoriamo in un posto di merda.


  • Ma il bello è nei dettagli. In stazione ad Assago non è possibile acquistare titoli urbani, né dalle macchinette, né allo sportello ATM, questo perché siamo fuori dalla tratta urbana, esattamente come se in stazione Centrale non fosse possibile comprare un biglietto per Roma-Firenze. E poi, se c'è un concerto, potete star certi di trovare i controllori che verificano i biglietti di chi sta venendo al Forum, e a pochi metri i bagarini indisturbati a trasformare la passerella nell'area del proprio peggior mercanteggiamento.


Non ci si dica che non siamo propositivi, perché noi una proposta l'abbiamo: Assago Milanofiori Forum all'interno della tratta urbana, i costi in più (se ci sono) li sostengano in primis il Centro Commerciale, dopodiché le aziende e poi il forum. E soprattutto sia il Comune di Milano a intervenire se crede di dover difendere i propri lavoratori dipendenti specializzati.

Oltre a questo si potrebbe pensare a dei tornelli d'uscita e di entrata al livello della banchina del treno, e tutti sono più contenti.

Se credete, eh.

martedì 12 marzo 2013

CEMENTOPOLI - Dentro o fuori non è indifferente.

Milano negli ultimi anni (causa/scusa l'Expo) è stata vittima di una speculazione edilizia spaventosa e insensata.
Spaventosa perché ha compromesso alcune delle ultime zone tipiche di Milano, insensata per le dimensioni ciclopiche e per le cubature di gran lunga eccedenti il fabbisogno di alloggi e terziario. 

Ciò che aggrava la situazione è la scelta urbanistica o meglio la decisione di dove ammassare questi nuovi ciclopi architettonici. Milano è una città congestionata, al limite per traffico e inquinamento, carenza di servizi e mancanza di verde. Scegliere di demolire vecchie piccole case ed erigere mega edifici che ospitano a vario titolo decine di migliaia di persone, significa ignorare (con dolo) le ripercussioni sulla città. Portare in in centro nuove masse di cittadini (a vivere e/o a lavorare) significa aumentare l'inquinamento per riscaldamento, un incremento di rifiuti, un maggiore fabbisogno localizzato di energia, una massa di fornitori in più che raggiungono questi nuovi poli nel cuore della città.

Sorvolando sul fatto che la crisi ha reso numerosissimi i cartelli vendesi e affittasi e che le compagnie straniere abbandonano l'Italia e posto che davvero ci sia realmente bisogno di costruire, la domanda è se la scelta più opportuna sia proprio nel centro della città e non invece nelle periferie, dove la chiusura delle fabbriche ha generato spazi vuoti e degrado.

Alcuni svantaggi nel costruire in centro diventano immediatamente punti di forza se ci si sposta al di fuori della cerchia urbana. Tanto per cominciare si attenua la congestione della mobilità nel centro e si sposta un po' di inquinamento al di fuori della zona a maggior rischio. Si rendono più vivi alcuni comuni dell'hinterland afflitti da tristezza bulgara, portando commercio e servizi. Inoltre se ben strutturata la pianificazione di nuovi insediamenti di terziario fuori porta rende indispensabili nuove linee di trasporto pubblico per raggiungere zone fino a quel momento totalmente ignorate, marginali e irraggiungibili.

Un esempio di questa idea di sviluppo architettonico è il nuovo polo di Assago Milanofiori. Tale polo esisteva già ma è stato quadruplicato negli ultimi anni e allacciato alla metropolitana. Potrei soffermarmi a lungo sulle discutibili scelte architettoniche e su altri enormi difetti del nuovo quartiere; tra l'altro il primo inganno è che si è sacrificato il Parco sud Milano (epoca Moratti) per edificare.

Ma il mio commento questa volta prescinde dai retroscena e dalle mafie dei palazzinari.
Il ragionamento che mi porta a valutare positivamente la scelta di delocalizzare i centri direzionali e il terziario è basato unicamente sul bilancio netto che può salvare la città o condannarla a patire scelte sempre meno sapienti.

Come sempre l'invito è vedere come vengono gestite le metropoli europee versus la situazione delle città cinesi. Inutile dire che Milano guarda a oriente, ancora una volta dalla parte sbagliata.

CAPITOZZARE - Lo styling del verde a Milano

Ok, ok, gli inglesi sono da tempo maestri nella cura del verde. Da sempre impongono la loro tradizionale maestria e i fatti danno loro ragione. Il verde metropolitano londinese lascia stupefatti. Ma attenzione, oggi, forse e finalmente siamo al giro di boa. Se il clima non ci aiuta e forse nemmeno l'esperienza secolare, senza dubbio lo stile e il genio abitano qui da noi. Specie a Milano.

Per questo da un po' di anni a questa parte nella nostra capitale del design non si tagliano più i rami deboli o in eccesso, non si rivitalizzano più gli alberi con delicati interventi. Da noi si fa styling, si capitozza.

Se non siete pratici del settore, nel giardinaggio la capitozzatura sta alla potatura come in medicina l'amputazione sta alla cura dell'unghia incarnita.

Ma se l'amputazione è un rimedio estremo e inderogabile, lo scempio degli alberi milanesi non è né obbligato né salutare.

Dopo anni di maltrattamento delle piante e di risultato estetico raccapricciante, finalmente qualcuno è insorto. Botanici, esperti del settore e cittadini, stufi di guardare dalla finestra enormi bastoncini di liquirizia con 4 foglie, si sono finalmente impuntati.

Il trattamento che annualmente si esegue a Milano non prevede la sacrosanta eliminazione di rami in eccesso (che possono staccarsi in caso di vento), che eccedono la sagoma dell'albero o che crescono troppo in basso. La manutenzione del verde richiederebbe inspiegabilmente di recidere tutti i rami salvo quelli principali. Il risultato: una sequela di enormi e sproporzionati strumenti da rabdomante in fila sui nostri marciapiedi. Eppure anche al cittadino più disattento non può sfuggire l'insolita conformazione degli alberi, con i rami più alti spessi come il tronco e una chioma che non proietta più ombra al suolo.
La natura prevede che le piante si sviluppino proporzionalmente in altezza. Rami più grandi sotto, rametti più sottili alle estremità e in alto, generando la classica forma ad albero, appunto.

Capitozzare in questo modo significa: ridurre il volume di foglie (e di ombra), portare sempre più in alto giganteschi rami che sfidano le leggi di Newton, alterare l'equilibrio della pianta con masse sospese del tutto innaturali, aumentare esponenzialmente il danno che una rottura può produrre sullo spazio circostante (ad esempio la testa di un passante).

venerdì 1 febbraio 2013

VETTURA A CARRELLI TIPO 1928 - Cui ne segue l'ATM

Che sogno sarebbe se il responsabile ATM di questa campagna marketing venisse sostituito da un più capace Leontocebo Rosalia.

NOTARE:
- l'italiano;
- l'impaginazione;
- il font;
- le informazioni fornite, che mirano a strabiliare il cittadino per la "robusta ossatura in acciaio" della vettura a carrelli tipo 1928;

MA SOPRATTUTTO:
Le unità di misura, SIGNORI, le misure del tram sono date in millimetri!

Un detto milanese recita: ofelé, fa el to mesté - trad: a ognuno il suo. Consigliamo dunque alla dirigenza ATM di rivolgersi ad altri che un fabbro per le proprie campagne di comunicazione. E lo diciamo col massimo rispetto per i fabbri, che fanno un mestiere che i grafici/pubblicitari non possono fare!

Ah, il nostro detective privato è arrivato alla conclusione il cartello sia stato concepito da un fabbro, dall'amore per l'ossatura in acciaio delle vetture e dalla scelta dell'unità di misura. Il millimetro è tipico per chi lavora con putrelle e scatolati del 22, 22mm, appunto.

PS: come già promesso, prima o poi faremo un post contro le nostre stesse foto.

martedì 29 gennaio 2013

BRAND MIALNO - Dai che non se ne accorge nessuno che è sbagliato.


Qualche tempo fa, non so in quale rimbalzo di link tra un social network e l'altro, mi capitò di leggere del lancio dei prodotti a marchio Milano. Addirittura qualcuno si spingeva a parlare del lancio del brand Milano, altri ancora collegavano gli auguri di Natale e di buon anno a questa presunta innovazione in città.

Dico presunta, e faccio della facile ironia, perché quei prodotti esistono da anni. Non saprei dire quanto, ma di sicuro mi ricordo un amico greco che, passando qualche anno fa per un solo pomeriggio a Milano, capitò con me in Duomo e volle entrare in uno store approntato all'interno di un container. Lo stesso non sembrò molto convinto dei gadget in vendita, e alla fine riuscii a convincerlo all'acquisto di una (sovrapprezzata?) pipa da Noli, in Galleria Vittorio Emanuele.

Beh, intanto è bene cogliere l'occasione per far notare che il rilancio del brand sia coinciso con un paio di delibere riguardanti le linee guida d'utilizzo e sfruttamento del marchio da parte dei concessionari, e dunque con un atto formale di una giunta che si preoccupa di stipulare contratti commerciali, dopodiché si può anche fare della sana critica populista-ma-non-troppo.

A questo proposito vi segnaliamo lo store ufficiale dei prodotti brandizzati Milano (mentre scriviamo quest'articolo il sito è in manutenzione), e prendiamo qualche oggetto di gran gusto per ringraziare il nostro Comune.

La cover per Iphone con lettering incomprensibile, che sembra ci sia scritto MINALO.




I prodotti alimentari di altre parti d'Italia, tra questi: boeri, gianduiotti e cremini in diverse confezioni, tutte accomunate dall'essere stupende.





Si voglia poi notare che gran parte del merchandising è uguale a quello che il sottoscritto vide in vendita con l'amico di Atene, e si voglia chiedere al nostro assessore Pier Francesco Maran: dove sono prodotti questi splendidi oggetti?



Chiudiamo con un saluto vero ai lavoratori di tutto il mondo, e una nota ai turisti che vengono a Milano in visita: le espadrillas non sono un prodotto milanese, così come le Tod's.

venerdì 21 dicembre 2012

OGGETTI BRUTTI #1 - Il tavolino floreale di ghisa.

Apriamo una nuova rubrica: Oggetti Brutti. Si comincia con questo orripilante eppur diffuso modello di tavolo da esterni in ghisa, decorato con motivi floreali. Se vi chiedete il perché della scelta, evidentemente non avete buon gusto o non vi siete mai fermati a pensare ai motivi per odiarlo.
Prima di tutto la superficialità con cui viene usato il termine "tavolo", che implica la presenza di una "tavola", ovvero una superficie con una funzione specifica, per esempio appoggiarci un drink. Ecco, il tavolino floreale in ghisa presenta una superficie, ma piena di asperità legate al decoro ed al materiale, la ghisa.
Secondo poi la ghisa, a parte il caso di termosifoni accesi, è fredda, anzi freddissima, e spesso questi tavolini sono accompagnati da sedie fredde, freddissime. (Sieditici tu d'inverno)
Terzo, il peso che nel momento in cui posizionerai questo oggetto in un qualsiasi luogo, non riuscirai più a smuoverlo, e lì rimarrà, per punirti.
Quarto, i fregi Liberty della Milano di Porta Venezia, sono fighi ed utili solo in quanto decorativi, non è che te li puoi rivedere nei tavolini e sperare nello stesso effetto.

PS: il prossimo articolo della rubrica OGGETTI BRUTTI, sarà dedicato alle foto mosse.

giovedì 20 dicembre 2012

LA NORMALITA' ITALIOTA - Il semaforo dei Flintstones.

Di solito mi compiaccio davanti a esempi di riuso e riciclaggio. Quando però il design dell'arrangiarsi è chiaro segno di strafottenza e provocatorio atto d'indecenza provo solo rabbia e sconcerto.

Ecco a voi il semaforo dei Flintstones. Dondolantemente sostenuto da resti di pavè e cemento in decomposizione ingabbiati in una piattaforma da vigile ormai inscheletrita. A condire il tutto spago e fil di ferro a profusione come fosse un pacco regalo. E sputo dei passanti, sempre più invogliati dalle istituzioni a tenere un atteggiamento civile.

Per la cronaca il semaforo in questione è lì da 10 anni o più. Anche quando per legge europea sono state cambiate le lampade non si è proceduto a una sistemazione.

A contorno, in subordine ma non troppo, la desertificazione delle aree verdi: vittime di calpestio, foglie morte mai rastrellate e deficit permanente di innaffiatura..come faranno all'estero ad avere quel verde là...misteri...

LA CABINA DELL'ORRORE - Proprio quando lasci a casa l'iphone.


Le immagini parlano da sole. Giustificazioni per questo degrado non hanno molto senso. Forse le uniche ma improbabili sono il mantenimento del luogo del delitto in attesa di un pigrissimo magistrato o l'installazione di un artista molto, molto decadente.
Intressante invece è capire perché questa cabina sia ancora incredibilmente in piedi.

Tre le risposte. La prima: la cabina Telecom ex Sip ex, Stipel è un prodigio di resistenza meccanica. Reggerà in eterno fino all'ultimo bullone. La seconda: quando un oggetto è troppo degradato invita alla pietà e non all'accanimento di ultrà e teppisti che viceversa l'avrebbero asfaltata. La terza, la più importante, è che esiste un contratto di mantenimento di una certa quota di cabine telefoniche per non perdere la gestione dello spazio (demanio) su cui sono ubicate.

Significa che presidiando la parte di area calpestabile con cabine più o meno decenti e funzionanti, il gestore può eventualmente usare in futuro quello spazio per altre, future installazioni e/o servizi. In poche parole questo accrocchio è una roccaforte, parte di uno scenario alla 'Deserto dei Tartari'. Nel frattempo però il teatro urbano ne risente, come un marciapiede risente di una permanente deziezione canina.

PS
Inutile dire che quel che resta dell'apparecchio telefonico non funziona.
Però, come ogni oggetto abbandonato, anche questo ha una pratica funzione sostitutiva: orinatoio notturno.

giovedì 6 settembre 2012

ATTENTO AGLI SCHIZZI - Orinatoio più-che-dadaista.

Sì, avete capito bene, è un orinatoio attaccato ad un lavandino, anzi, attaccato ed esattamente alla stessa altezza di un lavandino.
Purtroppo però non si tratta di un'installazione di Duchamp, è tutto vero. E si trova in una delle birrerie più rinomate di Anversa, la Paters Vaetje, andate pure a controllare, ma attenti agli schizzi!

lunedì 27 agosto 2012

MONS RIDENTE CITTADINA BELGA - Madre di Dio salvaci tu.

Mons, cittadina del Belgio francese ha l'aria di un paese segnato dalla decadenza economica. Purtroppo, all'abbandono dell'industria è seguito l'abbandono della ricchezza e di molta della popolazione. Quel che dispiace nel visitarla è che si percepisce che al fenomeno si stia accompagnando la disgregazione di un'ossatura culturale che doveva essere forte fino a pochi decenni fa. Il problema è che laddove si abbia abbandono, il primo a proliferare è il degrado.
Con i prossimi esempi non vogliamo insultare Mons, ma speriamo di mettere in guardia i suoi cittadini (nell'eventualità che qualcuno legga il post) e quelli di altre città che, non ci auguriamo, dovessero trovarsi nella condizione di quest'area depressa del Benelux.
Nel frattempo, non ci resta che pregare forte la Madre di Dio: Ave Maria, Ora pro Nobis.

 Abissi di acciaio: sì, è una citazione al primo libro della saga dei robot di Asimov, per chi non l'avesse letto si svolge in una Terra del futuro, i cui abitanti vivono sottoterra in gigantesche strutture d'acciaio che proteggono dalla variabilità climatica presente in superficie. A Mons stanno già provvedendo coprendo le bellissime casette tradizionali (vedi parte superiore della fotografia) con spropositate strutture di lamiera e vetro che, nel cercare di riprenderne l'antica geometria con tetto a spiovente, danno ancora più noia, con quell'aria del tipo: "Ti soffoco, però ti voglio bene".  
Ave Maria, Ora pro Nobis.

Tono su tono: eccolo qua un altro bell'intervento di restauro conservativo di pregio. In questo caso fortuna ha voluto che si trrovasse una casa antica, non ancora "restaurata" (a dx), di foggia molto simile a quella rimessa a nuovo (a sx). Non notate nulla? provate ad ingrandire la foto...ebbene sì: l'illuminato architetto della Pizzeria "La Palma d'Oro" ha fatto imbiancare con due rossi di tonalità pastello simile il suggestivo rosso naturale del mattone antico a vista. Ave Maria, Ora pro Nobis.


Non abbattete le barriere architettoniche: almeno se questo deve essere il risultato. Tra le vie della cittadina si trova infatti una villa in stile neoclassico, noiosa forse, ma almeno elegante nella perfezione simmetrica della sua facciata (vedi parte superiore della foto). Eppure anche nelle cose semplici si può sbagliare e quindi, dovendo scegliere come far entrare le persone con difficoltà di deambulazione, il progetto vincente è quello che prevede di costruire un gigantesco ascensore in vetro e acciaio bianco. Per chi non l'avesse notato, si prega di fare attenzione alle proporzioni con l'automobile parcheggiata. Ora, i diritti delle persone diversamente abili non devono essere messi in discussione, ma siamo certi che questa fosse l'unica soluzione? Mi vien da piangere, per tutto e per tutti.
Ave Maria, Ora pro Nobis.





Patrimonio Unesco e dell'Ostello della Gioventù: che il potere della Chiesa Cattolica fosse grande lo sapevamo, ma che potesse arrivare a tanto non potevamo immaginarcelo. Purtroppo la foto andrebbe letta alla araba, da dx a sx. Proprio a destra c'è infatti il Beffroi barocco (una specie di campanile), in restauro al momento della foto, nominato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Spostandosi alla sua sinistra, seguendo la strada, si intravede da subito una struttura agghiacciante che sembra un po' il Museo della Shoa di Berlino, un po' il Museo del cantiere del Beffroi, ma poi si scopre essere l'Ostello della Gioventù di Mons. Ma vaffanculo, vah! Sembra una bara incrociata con una chiesa incrociata con un pugno in faccia! Tutti assieme:
Ave Maria, Ora pro Nobis.


mercoledì 25 luglio 2012

FIERA DI SINIGALLIA - Quando la Municipale s'incazza.

Vi sarà capitato almeno una volta di fare un salto alla celebre Fiera di Sinigallia (erroneamente detta Senigaglia) e di notare che non tutti gli espositori sono esattamente 'autorizzati' alla vendita. Quelli ufficiali hanno un furgone, l'ombrellone, merce esposta ordinatamente e pagano un canone di locazione. Altri, venditori di merce raccattata qua e là tra spazzatura e raccolta di abiti smessi, sono invece abusivi. Poi ci sono i venditori di bici rubate che appartengono ad alla categoria 'criminali in libertà'.

I primi, venditori con licenza, traggono un vero profitto dall'attività e nella maggior parte dei casi fanno gli ambulanti di mestiere o hanno un'attività parallela (negozi, e-shop..) nel resto della settimana. I secondi stentano a guadagnare pochi miseri spiccioli da un'attività ultra residuale. E' triste dirlo ma stanno alla nostra società come i decompositori alla catena alimentare. Difficilmente offrono qualcosa di interessante e spesso chi compra la loro mercanzia non può permettersi altro. L'ultima categoria, i marcioni che ti fanno la bici, li lasciamo da parte. Contro questi ultimi il comune non ha mai preso provvedimenti seri: i vigili urbani non cercano rogne con chi può creare guai.

Ultimamente gli abusivi e razziatori di mezzi ecologici si sono allargati facendo propria una zona limitrofa allo spazio espositivo.
La Municipale ha quindi pensato di tirare fuori i muscoli e, sapendo che ad ogni milanese si è visto sottrarre almeno una volta la bici, hanno cacciato via i soli straccivendoli. Il metodo di rappresaglia delle forze dell'ordine non ammette repliche (vedi foto). Centinaia di metri nastro contro la barbarie e lo squallore. Una sorta di mega zona del delitto. Un intruglio di plasticume partorito dal cervello di una scimmia con lo scopo di..eliminare il problema abusivi (direte voi)? No, con lo scopo di produrre il risultato della foto qui sotto. Tutti gli abusivi spostati nel vicino parco a circa 100 m di distanza.


Bilancio dell'operazione Municipale contro Straccivendoli:
Problema non risolto (ammesso che sia un problema degno di essere affrontato e che possa essere mai risolto).
Raddoppio delle forze dell'ordine impiegate.
Metri di plastica ad aggiungere inutile squallore.
Un parco occupato per tutto il sabato e parzialmente inagibile a bambini, giovani e famiglie.
Ennesima conferma della mancata volontà di dare un colpetto (anche piccolo) ai ladri di bici.
Non ultimo, l'evidente incapacità del comune di cogliere i problemi prioritari della città e di intervenire sul 'niente' peggiorando oltretutto la situazione.

Proprio vero che quando la Municipale si incazza i risultati non si fanno attendere.

martedì 24 luglio 2012

BUON APPETITO - Cameriere.. mi scusi, c'è un capello nel sottopiatto!

Uno, in pausa pranzo, vorrebbe essere assistito, coccolato, staccare la spina e mangiare qualcosa, parlare coi colleghi, riposare gli occhi, acquisire le calorie necessarie a portare a termine la giornata.

Ma voi, prendete la voglia del proprietario di un bar di risparmiare fino all'ultimo centesimo, al limite di guadagnarci anche un cento euri, e a questo aggiungete la grafica struggente figlia del peggior Windows Paint, la raffazzonata cultura del fare di una copisteria che si spaccia per laboratorio di stampa e la mancanza di deontologia di fronte alle richieste del committente di un presunto pubblicitario, state sicuri che otterrete lei:

LA TOVAGLIETTA AMERICANA USA E GETTA CHE PUBBLICIZZA L'EPILAZIONE DEFINITIVA IN SCONTO.



Buon appetito!

E un saluto agli amici della GdF, per i quali rimaniamo a disposizione se volessero passare a trovare la mensa di cui sopra: proudly evasori totali since 1981.

mercoledì 18 luglio 2012

FA MALE ALLA SALUTE - Non fatelo a casa vostra.

Capita di andare a casa di amici e trovare brutture di ogni genere: set di posate a fiorellini comprate da Casanova, quadretti di Anne Geddes appesi in bagno, le chiavi di una Peugeot 206 in cui si è certi spopoleranno il margheritone di peluche vinto con la pinza fuori dal cinema e il nuovo deodorante a forma di geco che rende l'aria irrespirabilmente profumata di pino&vaniglia.

Poi capita di andare a casa di amici, ed essere al contrario piacevolmente sorpresi da come essa rispecchi il buon gusto e la personalità dei proprietari: mobili accostati con gusto, mirabilia diffusamente adagiate sugli stessi, qua e là piccoli interventi di design che rendono l'ambiente accogliente e gradevolissimo. Ma è proprio in queste case che può nascondersi il peggio, ovvero quel dimenticato, e oramai tollerato, angolo di inurbano che non ci si aspettava. E fa male al cuore.

Ecco dunque a voi il DAVANZALE CONTRO TUTTI.
In questo angolo di casa faranno bella mostra di sé una serie di vasi abbandonati. Che questi vasi diventino posacenere, cestini dell'immondizia o monumenti alla cronica mancanza d'acqua di alcune parti del mondo, è forse il lato meno interessante di questo racconto, che in realtà vi parla di come gli umani troppo spesso cedano alla pigrizia e al lasciar fare. 



Tutto questo anche se sono nostri splendidi e adorabili amici.

lunedì 9 luglio 2012

CLEARCHANNEL - Pubblicitari da denuncia.

Sempre per la serie "non c'è limite al peggio", ecco che cosa si incontra in via Canonica andando verso Piazza Gramsci, a pochi metri dall'inizio della rinnovata e stupenda Paolo Sarpi: un cartellone pubblicitario che si fa a fatica credere esista per davvero, nella legalità, si intende.
Enorme, anzi sproporizionato.
Luminosissimo, anzi accecante.
Troppo basso, anzi poco più alto di una cabina telefonica.
Inutile, anzi pubblicitario.
Dannazione, ma com'è possibile?

Si capisce che i diritti pubblicitari facciano cassa, ma il bilancio costo/benefici qui è troppo negativo. Dai, diciamo la verità: è un oggetto indifendibile. Urta la vista e distrugge il cuore. Un oggetto così grosso non doveva nemmeno trovarsi lì, ma ora che c'è (e sarà da due/tre anni) perché nessuno dice niente? Perché gli abitanti del quartiere non lo rimuovono a picconate?!

Mamma mia, quanta merda che ci fanno ingoiare, vado a piangere in bagno. Da solo, anzi con il ricordo di questo schifo prodotto da ClearChannel e accettato dal Comune di Milano.

venerdì 6 luglio 2012

LA TOILETTE DEI VISCONTI - Lasciare data e ora.

Porco cane, oh! Uno spera di non incontrare alcuni scempi, perché non se li immagina...e invece...alla fine tocca che una mattina ti trovi per caso al Castello Sforzesco di Milano, hai bisogno della toilette e ti fai indicare dove si trova, dunque ci vai.

E cosa ti si para davanti (appena varcata la soglia di uno di tanti meravigliosi angoli della magione che fu dei Visconti e degli Sforza)?

Una nauseabonda latrina, che in confronto i bagni dell'autogrill di Rozzano Est sono migliori. Ora, posso capire che avere una persona che pulisca i bagni costa, ma che figura ci fanno le città italiane ad avere nello stesso luogo la Pietà Rondanini e dei servizi igienici di tal fatta?

AVANTI COSI' RAGAZZI, AVANTI COSI'!!!

PS: sulla porta di dx si nota del nastro adesivo da pacchi, messo certamente per evitare che entrasse qualcuno quando il gabinetto era rotto, ma non completamente rimosso al ripristino delle sue funzioni.
PPS: una parola sui materiali, dei pregiati marmi/graniti, tipicamente usati nei bagni pubblici perché poco porosi.


giovedì 28 giugno 2012

LA DUNA IN BONOLA - Meglio quella dell'Alfa Romeo.

Circa 15 anni fa presso via Benedetto Croce, all'imbocco del quartiere Bonola, ai piedi del Monte Stella, sorsero delle specie di dune ricoperte di un'erbetta perfettamente curata. Ricordo ancora quando le vidi per la prima volta. Ero giovane, e mi sembrarono un'assurdità. Erano brutte e tanto alte da non poter essere usate da nessuno, né adulti, né bambini (oddio forse loro potevano usarle per ruzzolarci giù, stando attenti però a non finire direttamente nello stradone di sotto, vista la vicinanza all'imbocco dell'autostrada).

Non riuscivo a darmi una spiegazione. Me l'ha data poco tempo fa un amico architetto, il quale mi ha fatto  partecipe:
  1. della legge per cui tanto costruisci, tanto devi ridare alla cittadinanza in termini di "verde urbano";
  2. dei costi della movimentazione delle macerie che spesso si debbono spostare quando si fanno grandi interventi architettonici.
Succede così che la duna, o montagnola, risolve due problemi nello stesso tempo: alzandoci dal piano stradale la superficie di verde "donato" aumenta e possiamo lasciare gli inerti sul posto...tipo il Monte dei Cocci di Roma (però di merda).



Poco tempo fa sono ripassato da quel luogo e ho scoperto che continua a valere il luogo comune per cui non c'è limite al peggio: le dune sono state plantumate! La cosa peggiore è che molti potrebbero pensare che la notizia sia positiva. D'altra parte non ci si può giocare, non possiamo stenderci a prendere il sole o per un pic nic, tanto vale metterci degli alberi, no?! Beh, chi conosce le basi della progettazione vegetale saprebbe che questo è vero solo se poi si interviene in maniera negli anni successivi all'impianto. Altrimenti il risultato è lo scempio che vedete nelle foto.





In pratica, siccome le aziende addette alla cura del verde urbano non sono solite trattare boschi in pendio tipo le faggete casentinesi, non è possibile tenere ordinate queste specie di selve, tanto che in una delle foto si nota come il taglio arrivi fino all'inizo della duna per fermarsi dove iniziano gli alberelli che, nel caso riescano a sopravvivere e crescere, saranno troppi, soffocandosi l'uno con l'altro ché nemmeno il sesto di impianto è stato rispettato.

RIFLESSIONE FINALE
E' da innumeri legislature che il Comune di Milano dichiara di  aver piantato o voler piantare migliaia e migliaia di nuovi alberi, con progetti "all'avanguardia" in Europa, e le stesse statistiche dicono che un decimo delle superfici metropolitane sono naturali. Eppure sfido a trovare un turista o un cittadino che racconti quanto verde ci sia in città!

Come mai?

Presto detto: una cosa è quello che percepiamo noi come "verde pubblico", un'altra quella che vedono le statistiche. Per noi un "parco" è un luogo ameno, con alberi frondosi e profumati, magari al lato di un laghetto. Per il politico-contabile, invece, il termine "parco" è meglio venga sostituito da "verde urbano", così possiamo contare ogni organismo pluricellulare dotato di capacità fotosintetiche, ed il peso della sua bellezza e della funzione ristoratrice perde peso nella valutazione. Il discorso è complicato e per questo citeremo un grande del XX secolo, il caro vecchio ubriacone Charles Bukovski il quale diceva: "Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media". Diffidare sempre dei riassunti di altri, meglio uno sguardo critico.



martedì 26 giugno 2012

SPRECO CUBE #2 - Palettopoli insiste.

Avevamo già parlato del numero paradossale di paletti per la dissuasione della sosta in una via di Milano. Speravamo fosse un caso isolato, un errore eccezionale, ma è bastato guardarsi attorno per scoprire una nuova vietta finemente palizzata.

Si trova a Chinatown, e l'intervento risale a qualche anno fa prima che Paolo Sarpi venisse trasformata in una stupenda strada pedonale (lo si capisce dal modello dei paletti, che spuntarono di colpo in tutte le zone centrali della città).

Non ci siamo fermati a contarli e non ha senso nessun ulteriore commento, ma il pensiero come al solito va a chi ha commissionato i lavori, che probabilmente non ha guardato il rendering del progetto, oppure non è andato a controllare il risultato, oppure ha fatto entrambe le cose, ma adesso sarà irrintracciabile.

Non ci resta che imboccare la stradina ad occhi chiusi sperando che in fondo, quando vira leggermente a sinistra, vi sia l'antro di Cariddi che ci inghiotta e ci porti via per sempre.

venerdì 22 giugno 2012

POLLICE NERO - Impazza l'aiuola terminale.

Milano è una città dove quella per il verde è da tempo una guerra persa. La propaganda degli innumerevoli alberi piantati si fa gioco dei cittadini, tacendo quanti ne sono stati abbattuti e che percentuale di Parco Agricolo Sud viene mangiato dalla speculazione edilizia ogni anno, (tanto che ormai si possono trovare i cartelli che limitano quest'area protetta tra palazzi e centri commerciali.)
Detto questo però non si può negare che il comune a quel poco di verde rimasto ci tiene.
O meglio, ha il braccino corto quando si tratta del verde dei parchi ed ha le tasche bucate quando si tra tratta di onerosissimi brillanti ritocchini.

E' il caso delle aiuole che spuntano in questi ultimi mesi negli spartitraffico, nelle piazze e nei giardini. Si potrebbe dire che l'estate vive di colori e che i fiori portano allegria. Si potrebbe, specie se fossimo sul lungo mare di Alassio. La verità è che le aiuole sono verde a perdere. Resistono normalmente un paio di mesi. Piantate a fine giugno resistono 4 giorni. E' per questo che in Europa, contesto al quale apparteniamo solo geograficamente, le aiuole fiorite sono esibizioni esclusive per luoghi protetti e spazi adatti, dove un giardiniere le cura insieme ad altre piante preziose.

Nella foto (non è un dipinto di Munch) ecco le piante dopo 3 giorni. Siamo in P.zza del Rosaio/via Solari (ma i casi in città sono centinaia). Si può notare con quanta misteriosa fretta viene allestito lo spettrale spettacolo 'L'Aiuola Terminale', mentre nulla si è ancora fatto per il verde circostante (si noti la biada pronta per l'autocombustione). Quei bei fiorellini già morti ad altezza tubo di scappamento dureranno al più una settimana. Ma la loro vita complessiva sarà di almeno due. Perché c'è voluta una settimana per farle nascere. Uno staff di 5 giardinieri con camioncino e attrezzatura, un'autobotte per la prima annaffiatura. Per un totale di 4 giorni di lavoro per tutta la piazza. Seguono, a breve, un paio di interventi di rianimazione e trapianto. Altro furgone che porta nuove piante, in modo che i 4 abitanti di Milano ad agosto possano godere appieno dei profumati petali coperti da polveri sottili. Infine il rito funebre: rimozione delle salme e terra arida pronta per un inverno di calpestio, piccioni, sporcizia e fragranti, queste sì, cacche di cane.

La domanda che sorge spontanea è: perché non piantare una siepe o un arbusto che cresce da solo e non muore nemmeno dopo un attentato nucleare? Sarà mica - e qui avanzo l'ipotesi (e per salvarmi già la nego) che a tutti balena in testa - che questa marea di soldi buttati nel cesso per creare degrado e miseria sono una regalia al racket del verde, che come l'edilizia pare essere nelle mani di alcuni intoccabili fornitori?

PS: tra l'altro è sin troppo facile ricordare quanto siepi ed alberi siano un'arma naturale contro l'inquinamento. Acchiappano anidride carbonica, si tengono il carbonio e restituiscono ossigeno.

lunedì 4 giugno 2012

STAZIONE BULLONA - Si stava peggio quando si stava peggio.

Qualche tempo fa, un lettore del Corriere della Sera, aveva scritto alla Gentilissima Signora Bossi-Fedrigotti della condizione di degrado riservata all'ormai dismessa Stazione delle Ferrovie Nord della Bullona, denunciando come la bella facciata della palazzina in stile liberty fosse ridotta a impalcatura cartelloni pubblicitari di dubbio gusto.



Si stava peggio quando si stava peggio: da una bruttura insopportabile, al vero degrado dell'abbandono.

Forse che il bar a fianco non abbia più il giro d'affari che rendeva utile lo sfruttamento dello spazio antistante la Bullona, forse che una maledizione atzeca impedisca ai barman di versare cocktail all'ombra di quella palazzina, forse hanno smarrito la chiave del lucchetto che chiude la ringhiera a difesa di uno spazio (riteniamo NON) privato.




Non sappiamo. Ovviamente propendiamo per la prima ipotesi, quella per cui si cura uno spazio solo se si ha un guadagno da trarne, ma speriamo che sia andata davvero persa la chiave e che sia solo un caso se aldilà della ringhiera erbacce e fili scoperti non vengano le une raccolte e gli altri sistemati.

Diversamente speriamo che la maledizione atzeca di cui sopra colga sia il proprietario del bar che il progettista di questo immane scempio. L'uno per la realizzazione a sfregio del quartiere prima che del buongusto, e l'altro per il successivo abbandono.

Non facciamo i nomi, è un attimo documentarsi.