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mercoledì 17 aprile 2013

SALVATE VIA MAC MAHON - Dalle "infrastrutture strategiche".

Poi, un giorno, scopri che non c'è limite al peggio. Ed ecco l'Assessore Pierfrancesco Maran decide di tagliare tutti gli alberi di via Mac Mahon a Milano per i problemi causati dalle radici alla linea tranviaria numero 12, definita dallo stesso "infrastruttura strategica per la città".
Per essere certi che sia la scelta migliore, poniamo le seguenti domande:
  1. Siamo sicuri che non vi siano altre soluzioni al disturbo creato dalle radici?
  2. Non è che l'unico criterio di scelta è stato il costo?
  3. Siamo sicuri che siano stati valutati adeguatamente gli impatti ambientali e paesaggistici?
  4. Come si pensa di restuire alla zona il beneficio apportato da una presenza alberata che rinfresca e attutisce il rumore di una delle vie più trafficate della zona?
  5. Visto che la struttura viale alberato-via tranviaria è molto diffusa in città, non è che poi si distruggeranno, tanto per citarne due a caso, anche Viale Monte Nero o Viale Certosa? 
Nell'attesa delle risposte, per non stare con le mani in mano, lanciamo il concorsone Trasformazione strategica di via Mac Mahon. Il gioco è semplice, basta scaricare la foto sottostante della via, progettare la propria visione del futuro di via Mac Mahon e inviarci il file alla mail inurbania@gmail.com, oppure via twitter o su facebook. Provvederemo ad inviare il tutto all'Assessore perché possa sottomettere ai grandi saggi la decisione finale.



martedì 12 marzo 2013

CAPITOZZARE - Lo styling del verde a Milano

Ok, ok, gli inglesi sono da tempo maestri nella cura del verde. Da sempre impongono la loro tradizionale maestria e i fatti danno loro ragione. Il verde metropolitano londinese lascia stupefatti. Ma attenzione, oggi, forse e finalmente siamo al giro di boa. Se il clima non ci aiuta e forse nemmeno l'esperienza secolare, senza dubbio lo stile e il genio abitano qui da noi. Specie a Milano.

Per questo da un po' di anni a questa parte nella nostra capitale del design non si tagliano più i rami deboli o in eccesso, non si rivitalizzano più gli alberi con delicati interventi. Da noi si fa styling, si capitozza.

Se non siete pratici del settore, nel giardinaggio la capitozzatura sta alla potatura come in medicina l'amputazione sta alla cura dell'unghia incarnita.

Ma se l'amputazione è un rimedio estremo e inderogabile, lo scempio degli alberi milanesi non è né obbligato né salutare.

Dopo anni di maltrattamento delle piante e di risultato estetico raccapricciante, finalmente qualcuno è insorto. Botanici, esperti del settore e cittadini, stufi di guardare dalla finestra enormi bastoncini di liquirizia con 4 foglie, si sono finalmente impuntati.

Il trattamento che annualmente si esegue a Milano non prevede la sacrosanta eliminazione di rami in eccesso (che possono staccarsi in caso di vento), che eccedono la sagoma dell'albero o che crescono troppo in basso. La manutenzione del verde richiederebbe inspiegabilmente di recidere tutti i rami salvo quelli principali. Il risultato: una sequela di enormi e sproporzionati strumenti da rabdomante in fila sui nostri marciapiedi. Eppure anche al cittadino più disattento non può sfuggire l'insolita conformazione degli alberi, con i rami più alti spessi come il tronco e una chioma che non proietta più ombra al suolo.
La natura prevede che le piante si sviluppino proporzionalmente in altezza. Rami più grandi sotto, rametti più sottili alle estremità e in alto, generando la classica forma ad albero, appunto.

Capitozzare in questo modo significa: ridurre il volume di foglie (e di ombra), portare sempre più in alto giganteschi rami che sfidano le leggi di Newton, alterare l'equilibrio della pianta con masse sospese del tutto innaturali, aumentare esponenzialmente il danno che una rottura può produrre sullo spazio circostante (ad esempio la testa di un passante).