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venerdì 13 settembre 2013

POLLICE NERO #2 - L'amarezza di Saronno

Testimoniamo brevemente una brutta immagine di verde pubblico negato. Teatro di questo piccolo scempio è il comune di Saronno, che nella palazzina di recente costruzione in cui si è trasferito (riteniamo) non più di 20 anni fa, lascia in stato pietoso tutta una serie di porta vasi che dovevano invece ospitare fiore e piante ornamentali.


L'idea era anche carina, e l'hanno realizzata. Ci chiediamo cosa non abbia funzionato e soprattutto vogliamo portare all'attenzione di tutti l'inurbanità fatta e finita di una cosa progettata, pagata, realizzata e poi abbandonata a se stessa nell'inutilizzo. Infine non rimossa.


Cosa facciamo, veniamo a lasciare nell'ufficio del vicesindaco il nostro divano da smaltire?


mercoledì 17 aprile 2013

SALVATE VIA MAC MAHON - Dalle "infrastrutture strategiche".

Poi, un giorno, scopri che non c'è limite al peggio. Ed ecco l'Assessore Pierfrancesco Maran decide di tagliare tutti gli alberi di via Mac Mahon a Milano per i problemi causati dalle radici alla linea tranviaria numero 12, definita dallo stesso "infrastruttura strategica per la città".
Per essere certi che sia la scelta migliore, poniamo le seguenti domande:
  1. Siamo sicuri che non vi siano altre soluzioni al disturbo creato dalle radici?
  2. Non è che l'unico criterio di scelta è stato il costo?
  3. Siamo sicuri che siano stati valutati adeguatamente gli impatti ambientali e paesaggistici?
  4. Come si pensa di restuire alla zona il beneficio apportato da una presenza alberata che rinfresca e attutisce il rumore di una delle vie più trafficate della zona?
  5. Visto che la struttura viale alberato-via tranviaria è molto diffusa in città, non è che poi si distruggeranno, tanto per citarne due a caso, anche Viale Monte Nero o Viale Certosa? 
Nell'attesa delle risposte, per non stare con le mani in mano, lanciamo il concorsone Trasformazione strategica di via Mac Mahon. Il gioco è semplice, basta scaricare la foto sottostante della via, progettare la propria visione del futuro di via Mac Mahon e inviarci il file alla mail inurbania@gmail.com, oppure via twitter o su facebook. Provvederemo ad inviare il tutto all'Assessore perché possa sottomettere ai grandi saggi la decisione finale.



giovedì 28 giugno 2012

LA DUNA IN BONOLA - Meglio quella dell'Alfa Romeo.

Circa 15 anni fa presso via Benedetto Croce, all'imbocco del quartiere Bonola, ai piedi del Monte Stella, sorsero delle specie di dune ricoperte di un'erbetta perfettamente curata. Ricordo ancora quando le vidi per la prima volta. Ero giovane, e mi sembrarono un'assurdità. Erano brutte e tanto alte da non poter essere usate da nessuno, né adulti, né bambini (oddio forse loro potevano usarle per ruzzolarci giù, stando attenti però a non finire direttamente nello stradone di sotto, vista la vicinanza all'imbocco dell'autostrada).

Non riuscivo a darmi una spiegazione. Me l'ha data poco tempo fa un amico architetto, il quale mi ha fatto  partecipe:
  1. della legge per cui tanto costruisci, tanto devi ridare alla cittadinanza in termini di "verde urbano";
  2. dei costi della movimentazione delle macerie che spesso si debbono spostare quando si fanno grandi interventi architettonici.
Succede così che la duna, o montagnola, risolve due problemi nello stesso tempo: alzandoci dal piano stradale la superficie di verde "donato" aumenta e possiamo lasciare gli inerti sul posto...tipo il Monte dei Cocci di Roma (però di merda).



Poco tempo fa sono ripassato da quel luogo e ho scoperto che continua a valere il luogo comune per cui non c'è limite al peggio: le dune sono state plantumate! La cosa peggiore è che molti potrebbero pensare che la notizia sia positiva. D'altra parte non ci si può giocare, non possiamo stenderci a prendere il sole o per un pic nic, tanto vale metterci degli alberi, no?! Beh, chi conosce le basi della progettazione vegetale saprebbe che questo è vero solo se poi si interviene in maniera negli anni successivi all'impianto. Altrimenti il risultato è lo scempio che vedete nelle foto.





In pratica, siccome le aziende addette alla cura del verde urbano non sono solite trattare boschi in pendio tipo le faggete casentinesi, non è possibile tenere ordinate queste specie di selve, tanto che in una delle foto si nota come il taglio arrivi fino all'inizo della duna per fermarsi dove iniziano gli alberelli che, nel caso riescano a sopravvivere e crescere, saranno troppi, soffocandosi l'uno con l'altro ché nemmeno il sesto di impianto è stato rispettato.

RIFLESSIONE FINALE
E' da innumeri legislature che il Comune di Milano dichiara di  aver piantato o voler piantare migliaia e migliaia di nuovi alberi, con progetti "all'avanguardia" in Europa, e le stesse statistiche dicono che un decimo delle superfici metropolitane sono naturali. Eppure sfido a trovare un turista o un cittadino che racconti quanto verde ci sia in città!

Come mai?

Presto detto: una cosa è quello che percepiamo noi come "verde pubblico", un'altra quella che vedono le statistiche. Per noi un "parco" è un luogo ameno, con alberi frondosi e profumati, magari al lato di un laghetto. Per il politico-contabile, invece, il termine "parco" è meglio venga sostituito da "verde urbano", così possiamo contare ogni organismo pluricellulare dotato di capacità fotosintetiche, ed il peso della sua bellezza e della funzione ristoratrice perde peso nella valutazione. Il discorso è complicato e per questo citeremo un grande del XX secolo, il caro vecchio ubriacone Charles Bukovski il quale diceva: "Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media". Diffidare sempre dei riassunti di altri, meglio uno sguardo critico.



lunedì 4 giugno 2012

STAZIONE BULLONA - Si stava peggio quando si stava peggio.

Qualche tempo fa, un lettore del Corriere della Sera, aveva scritto alla Gentilissima Signora Bossi-Fedrigotti della condizione di degrado riservata all'ormai dismessa Stazione delle Ferrovie Nord della Bullona, denunciando come la bella facciata della palazzina in stile liberty fosse ridotta a impalcatura cartelloni pubblicitari di dubbio gusto.



Si stava peggio quando si stava peggio: da una bruttura insopportabile, al vero degrado dell'abbandono.

Forse che il bar a fianco non abbia più il giro d'affari che rendeva utile lo sfruttamento dello spazio antistante la Bullona, forse che una maledizione atzeca impedisca ai barman di versare cocktail all'ombra di quella palazzina, forse hanno smarrito la chiave del lucchetto che chiude la ringhiera a difesa di uno spazio (riteniamo NON) privato.




Non sappiamo. Ovviamente propendiamo per la prima ipotesi, quella per cui si cura uno spazio solo se si ha un guadagno da trarne, ma speriamo che sia andata davvero persa la chiave e che sia solo un caso se aldilà della ringhiera erbacce e fili scoperti non vengano le une raccolte e gli altri sistemati.

Diversamente speriamo che la maledizione atzeca di cui sopra colga sia il proprietario del bar che il progettista di questo immane scempio. L'uno per la realizzazione a sfregio del quartiere prima che del buongusto, e l'altro per il successivo abbandono.

Non facciamo i nomi, è un attimo documentarsi.


giovedì 24 maggio 2012

PIAZZA MACIACHINI - Tutto sbagliato, tutto.


Ecco a voi Piazza Maciachini, periferia Nord di Milano (abbiamo parlato di un luogo molto vicino a questo in un post dedicato ad un'area giochi di nuova costruzione e di dubbio gusto). E' l'area evidenziata dal poligono rosso nella fotografia sottostante. 
 Un bel piazzone, ampio con del verde in mezze ed una buona viabilità...dall'altro...in realtà uno scempio fatto e finito. Permettemi di spiegarvi cosa sia vista da terra, seguite i numeri sulla mappa (cliccate per ingrandire) e successivamente confrontate le foto scattate in un sabato mattina.
 



1. Entrata nell'area verde in mezzo alla piazza, attraverso rotaie del tram, prefenziali per taxi, dopo aver superato quattro corsie dedicate al traffico ordinario.







2. "Visione" della facciata della scuola elementare (che quest'anno compie cento anni) privata della propria funzione di facciata da altre rotaie per tram e un filare di alberi mal curati, che aumentano la voglia di distogliere lo sguardo.




3. Di fronte alla facciata, ecco spuntare i serbatoi per l'acqua, ben addobbati da sticker di street artist (vedi anche foto sotto), su cui non mi sono ancora fatto un'idea estetica, anche perché sono concentrato su due aspetti: il primo è che dalla foto 1 non si vedevano, perché seminascosti da un verde che, quando muore non viene sostituito lasciando il dubbio che nessuno abbia idea se sia giusto nasconderli o meno...





4. Il secondo aspetto che mi perplime riguarda le dimensioni e quanto spazio rubino al parco che potrebbe stare al posto loro, ma certamente hanno una funzione, indi, meglio tacere.


5. Dall'altra parte della piazza, separata dalla circonvallazione (qui siamo a 8 corsie per automobili, più spazio per accostare/parcheggiare), c'è una palazzina del primo Novecento dedicata all'acqua potabile, abbandonata a se stessa, esclusa dal "disegno" della piazza, ma rincuorata dall'amico serbatoio della SIAD - Società Italiana Acetilene e Derivati.



6. Lo slargo cementato attorno alla fontanella che, forse non l'avete notato, ma è fatalmente decentrato, non so se per voi è lo stesso, ma a me urta!






Ora, se il tour non vi ha stancato troppo, permettetemi una digressione storico/urbanistica, che in realtà deriva dall'osservazione della piazza stessa. Quando gli Asburgo arrivarono a Milano era nella seconda metà del 1700, Maria Teresa era Imperatrice e una cinta muraria (i cosiddetti Bastioni) proteggeva la città da attacchi esterni. Le porte, con le proprie pusterle, servivano da casello d'entrata. Milano aveva una pianta simile a quella attuale, circa un cerchio, solo molto più piccola; si estendeva fino all'attuale circonvallazione interna. Al crescer della città, nel corso dei due secoli successivi, Milano ha perso i Bastioni, ma sembra aver guadagnato una nuova "muraglia" che, al contrario della prima, previene l'uscita, invogliando a non essere valicata verso l'esterno: la circonvallazione esterna. Ed anche questa nuova muraglia ha i suoi "caselli", tutti di una bruttezza spaventosa se ci pensate bene: le piazze. Che ansia atomica.

mercoledì 2 maggio 2012

MM3 DERGANO - L'area giochi della merda.

Parafrasando una persona non degna di stima come Goebbels: "quando vedo queste cose, metto mano alla pistola".
Non più di un anno fa veniva aperta la fermata della metro Dergano; per chi non lo sapesse, siamo in via Imbonati, periferia Nord di Milano. A metà strada  tra Bovisa e ciò che viene spesso considerato un inferno di immigrazione; in realtà un luogo popolato da tanti italiani e molti stranieri, ma non peggiore di altri. Lo so perché ci vivo, serenamente peraltro.
La pistola (metaforica, sia chiaro) però è sempre pronta. Uno attende l'apertura della nuova metropolitana con passione e quando finalmente ce l'ha di fronte...SBAM! Compare l'area giochi: no alberi, no fontanelle, no panchine per genitori, solo "coloratissimi" scivoli e una soffice pavimentazione in materiale plastico polimerico.
Ora, vorrei chiarire al genio della progettazione che sta dietro tutto questo che: anche se te lo puoi segnare nel Piano Regolatore come parchetto per bambini, nella realtà questa è merda!
E sai cosa ce lo dice?
  1. i lampioni non darranno mai ombra, ma impediscono che ci siano di notte storie losche;
  2. un muretto-tutto-attorno non sostituisce le nostre bellissime panchine verdi;
  3. senz'acqua non c'è vita;
  4. da quella specie di scheletro post-apocalittico che si vede in sfondo sono stati palesemente rimossi dei pannelli di amianto, attività che immaginiamo abbia sforato il budget per il suo completo abbattimento
Come a piazza Gramsci, anche qua arriva il degrado e rimane il senso di vuoto.

PS: un'altra cosa notavo, un tempo Milano era solita adottare elementi di arredo urbano belli e funzionali nella loro semplicità (come le fontanelle-drago e le panchine citate). Com'è possibile che in questi anni abbiamo scelto per tutti i parchetti i giochi di quest'azienda?! Sembrano i chioschi gelato dell'Algida, la stessa azienda che non produce più il Winner Taco!!!